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One To Watch: Dele Alli, Football League Young Player of The Year In evidenza

LEAGUE ONE MILTON KEYNES DONS DELE ALLI / MILTON KEYNES - “And the winner of Football League Young Player of the Year goes to...MK Dons’ Dele Alli”: così, molto sobriamente e senza troppi fronzoli, Greg Dyke annuncia il vincitore del premio di miglior giovane giocatore dell’anno, eletto fra tutti i 72 club delle tre serie professionistiche sottostanti la Premier League.

Inizia un naturale e spontaneo applauso, a cui fa seguito una breve descrizione da parte del conduttore della stagione del ragazzo, ripetendo non a caso più volte le parole “outstanding performances”. Passano circa trenta secondi, e sul palco sale un 19enne di quasi un metro e novanta, sorride mentre stringe la mano del presentatore e del presidente della FA. Riceve il premio, posa per le foto. Appare quasi imbarazzato, timido, non avvezzo a così tanta folla, non abituato ad occasioni così importanti. D’altronde lo stanno guardando tutti, ma lui stavolta non è all’interno di un campo da calcio. Alle domande del conduttore, sguardo basso e testa china, quasi abbia paura di avvicinarsi al microfono che gli si sta continuamente puntando contro. Gli fanno i complimenti, lui ringrazia, come se davvero non se l’aspettasse. Parla al plurale, parla degli obiettivi che la squadra gli ha permesso di raggiungere, mai di sè stesso. Alla domanda su che ruolo abbia avuto Karl Robinson, manager del MK Dons che l’ha fatto debuttare tra i senior a poco più di 16 anni,  nella sua crescita calcistica, Dele non riesce a dire nulla, sorride. Un gesto di una spontaneità eccezionale, che inquadra al meglio  la personalità umile del youngster, il quale potrebbe rivelarsi uno dei centrocampisti con maggior talento del panorama calcistico inglese. La relativa riservatezza del ragazzo all’esterno del rettangolo di gioco si trasforma, una volta messi gli scarpini ai piedi, in carisma, in aggressività, in personalità pura. Non lo associano a Patrick Vieira ed a Paul Pogba per la simile stazza fisica (paragone in generale fin troppo abusato quello riguardante l’ex capitano dell’Arsenal), ma allo stile di gioco di Steven Gerrard, suo idolo sin da bambino. Serve aggiungere altro?

Bamidele Jermain Alli nasce da padre nigeriano e madre inglese l’11 aprile del 1996 a Milton Keynes, nel Buckinghamshire, a nord-ovest da Londra. Calcia i primi palloni al City Colts, unica società calcistica nelle vicinanze, fino all’età di dieci anni. Gli viene proposto un periodo di prova con il neo club Milton Keynes Dons, creato tra mille contestazioni nel 2003 dalle ceneri del glorioso Wimbledon, anche se dei veri Dons non vi è nulla se non lo stesso nickname (la questione meriterebbe una digressione non particolarmente breve, perciò per non andare fuori tema ci fermiamo qui). E’ Alli stesso a rifiutare l’opportunità del trial, dopo essere venuto a conoscenza che non avrebbe giocato l’amichevole in programma contro il Chelsea: “Mi sono allenato là per due settimane, dovevamo andare a giocare a Stamford Bridge, ed era ovvio che avrei voluto esserci. Loro mi dissero di no, e io risposi che allora me ne sarei andato, come ho effettivamente fatto. Ero davvero immaturo”. Ci torna in pianta stabile un anno dopo, nel 2007, dopo un anno di persuasione di Mark Walsh, suo allenatore al City Colts e mister anche dei pari età proprio del MK Dons. Diventa nel corso del tempo una delle colonne portanti ed uno dei prospetti più interessanti dell’Academy della squadra: centrocampista difensivo, o forse è meglio dire tuttocampista, visto l’ampio margine di manovra che sfrutta per tessere il proprio gioco. Box-to-box midflielder, è vero, ma all’occorrenza grande arma in attacco grazie alle sue incursioni in territorio avversario. Il tutto completato da una tecnica sopraffina, semplicemente fuori dal comune per un ragazzo della sua età. Ha 16 anni quando fa il suo primo, vero, debutto tra i senior: è il 2 novembre 2012, subentra dalla panchina al 64’ di una sfida di FA Cup contro il Cambridge United sul punteggio di 0-0. Il suo primo tocco nel calcio professionistico è un colpo di tacco, dimostrazione della sicurezza e della padronanza con cui interpreta il suo football style. La sfida non si sblocca, si va al replay. Replay che, undici giorni dopo, racconta del primo gol di Dele in prima squadra, il quale ha permesso ai Dons di superare il turno di coppa nazionale. “Volevo strozzarlo” confessa Robinson dopo averlo fatto esordire ed aver digerito la finezza del back-heel, “Eravamo sullo 0-0 contro un team di non-league. Ma al ritorno ha segnato una rete da 30 metri: sapevo che quel ragazzo aveva qualcosa di speciale”. Ma un processo di maturazione, in quanto tale, implica anche l’attenzione a non bruciare le tappe; nonostante il MK Dons attui una politica volta alla promozione dei giovani provenienti dal proprio settore giovanile, iniziata già dal 2005 con Sam Baldock (ora al Brighton, dopo aver vestito anche la maglia di West Ham e Bristol City), per Dele le chances tardano ad arrivare. Nella stagione 2012/13 infatti, le uniche due apparizioni (in League One) avvengono il 29 dicembre contro il Coventry City e nell’ultima gara di campionato contro lo Stevenage. Concluderà l’anno negli Under-18, segnando 17 gol totali, miglior marcatore di tutto il youth sistem dei Dons.

La stagione seguente, 2013/14, vede Alli stabilirsi in pianta stabile in prima squadra, a cominciare dalla prima sfida di campionato contro lo Shrewsbury Town (0-0). La squadra è imbottita di youngsters: “Non mi pento di far giocare i giovani, perchè è importante proseguire su questa linea. Questi ragazzi hanno passione per il loro club, e oggi l’hanno mostrata tutta” spiega Robinson ai giornalisti al termine della sfida. Ma ce n’è uno che più di tutti gli altri si fa notare. Per la sua precocità, per la sua tecnica, per la sua presenza fisica. Dele segna il 3 settembre nel match di Johnstone Paint Trophy contro il Northampton Town, dopo aver subito un tackle a dir poco scomposto da parte dell’avversario Demontagnac: è rosso per il Cobbler, mentre i Dons vincono per 2-0. Si ripete poco più di 20 giorni dopo, segnando la prima marcatura personale in League One (MK Dons – Stevenage 4-1): il “Dele Alli is one of the best English players in the country” è un’affermazione abbastanza eloquente da parte del suo manager. Ma il ragazzo si infortuna al ginocchio, sta fuori per più di un mese. Fatica a riprendere il ritmo partita ed un posto nell’undici titolare, riuscendo comunque a segnare un gol nella sfida dell’11 gennaio contro lo Shrewsbury. Ma, fino a metà febbraio, solo spezzoni di partite, mai un match giocato dall’inizio alla fine. Poi, la svolta. Dal 18 febbraio, nel match contro il Preston, Alli parte titolare (senza mai essere sostituito) in quindici dei sedici incontri di campionato, fino al termine della competizione stessa: in uno di questi, contro il Notts County, realizza la sua prima tripletta in carriera. A 17 anni e 11 mesi. Segna anche contro il Coventry, grazie ad una sensazionale conclusione al volo da fuori area: a fine stagione vi è un bilancio di 37 apparizioni, condite da 7 gol.

L’MK Dons farà molta fatica a trattenerlo”: questa la profezia del tecnico, che considera il proprio gioiellino come un talento puro, a fronte degli inevitabili interessi delle grandi squadre che cominciano a sondare il terreno per questo potenziale fenomeno. “Stiamo assistendo alla nascita di una stella. Abbiamo di fronte un vero talento, ma non è ancora pronto per il salto di qualità. Costerà milioni di sterline, anche se lo reputo non in vendita” ribadisce Robinson, ricordando come il settore giovanile dei Dons produca ragazzi di grande prospettiva come Seyi Ojo, Brendan Galloway, George Williams, che in quell’estate raggiungono rispettivamente Liverpool, Everton, e Fulham. Per non parlare poi dell’esplosione del loanee del Chelsea Patrick Bamford, che sempre in prestito ha fatto le fortune di Derby County prima e di Middlesbrough ora. Ma per Alli è diverso. Sta diventando insostituibile. Il rapporto con la squadra della sua città è viscerale, lui ha bisogno del club per maturare ancor di più e la società ha bisogno delle sue prestazioni per ottenere qualcosa di importante. Trasuda qualità, sia in fase di possesso che senza palla: “Mi è sempre piaciuto essere un po’ creativo” afferma il diretto interessato, che confessa la sua piena ammirazione per il capitano del Liverpool Steven Gerrard, e quanto questo abbia influito sulla propria simpatia per i Reds. D’altronde atletismo, abilità tecnica, ed un occhio per il gol sono caratteristiche che accomunano i due calciatori, e caratteristiche che permettono al 18enne di debuttare con la nazionale inglese Under-17, Under-18, ed Under-19.

Nonostante le speculazioni, i principi di trattativa, i presunti scoop della stampa, Alli rimane al MK Dons, resistendo ad un’estate piena di tentazioni ed offerte dai grandi club d’Inghilterra. Con la partenza di Stephen Gleeson in direzione Birmingham (sponda City), gli vengono consegnate le chiavi del centrocampo, gli viene data maggior responsabilità e maggior possibilità di esprimere il proprio stile di gioco a tutto campo. Deve essere l’anno dell’esplosione in League One. La stagione 2014/15 inizia in maniera brillante, con i Dons vittoriosi sul Gillingham per 4-2 e con Alli autore di una partita da vero leader, prima di ottenere una pesantissimo passaggio di turno in League Cup nel “derby” contro l’AFC Wimbledon (dove, nei minuti finali a punteggio già acquisito, quasi irrisoriamente, nasconde palla a due avversari, per poi spiazzarli e mandarli l’uno contro l’altro. Skillfull). La prima marcatura dell’anno avviene nella sconfitta di campionato contro il Peterborough, in cui raccoglie e deposita in rete un retropassaggio di Will Grigg ad eludere portiere e difesa. Ma è il 26 agosto 2014 che Dele scrive gran parte del suo cammino da predestinato: sui tabelloni ci va la doppietta di Grigg e di Afobe, certo, ma come non citare un match da dominatore del centrocampo da parte dell’anglonigeriano? Vittoria per 4-0, ma l’avversario non è nientepopodimeno che il Manchester United di Rooney & Co., demolito al MK Stadium. Un momento storico per il club e per il ragazzo, che mai come ora è al centro dell’attenzione del panorama calcistico inglese e non solo: “Abbiamo avuto due/tre conversazioni con squadre della Premier League, ma il mio consiglio è che Dele rimanga fino a gennaio, almeno. Se per caso si muovesse qualcosa, potremmo anche sperare di ri-ottenerlo in prestito sino al termine della stagione”. Newcastle, Liverpool, addirittura Bayern Monaco sono i nomi che gli vengono accostati: “Non è una distrazione. Mi piace. Non sto pensando al futuro, ma soltanto al presente”. In campionato gioca ogni singola partita, dall’inizio alla fine. Segna al Crawley, segna al Barnsley, segna al Crewe (hat-trick più assist: delirio), allo Swindon, al Colchester, allo Sheffield United, all’Oldham: queste le vittime fino a gennaio. Durante il periodo, il 18 settembre rinnova il contratto con il club fino al 2017 anche se, per ammissione dello stesso manager Robinson, Alli è destinato ad una grande squadra. E, dopo offerte rifiutate ed accordi sfumati, il 2 febbraio 2015 firma per il Tottenham Hotspur un contratto di cinque anni e mezzo, con gli Spurs che depositano nelle casse dei Dons un prezzo base di 5 milioni di sterline. Ritornerà in prestito al MK Dons sino alla conclusione dell’anno calcistico: “Il Tottenham è un club fantastico, sono entusiasta di essere qui. Non sarà facile, ma lavorerò sodo per conquistarmi un posto in squadra”, determinante nella scelta del prossimo step in carriera è stata la figura di Mauricio Pochettino, conosciuto per la capacità di credere nei giovani, come testimoniano gli exploit di Harry Kane e di Ryan Mason tra tutti. “Quando lasci una squadra, non vuoi un manager che non dia nessuna fiducia nei calciatori giovani. Con Pochettino questo non succede, perchè ti rende consapevole delle tue potenzialità, dei tuoi punti di forza”, racconta il neo Spurs.

Ma c’è una stagione da completare, quella con il suo local team, quella con il suo secondo padre Karl Robinson. L’MK Dons lotta per andare in Championship, ha bisogno di Alli. Ed il ragazzo torna ad essere fondamentale nello scacchiere dell’undici titolare, accomulando finora (a meno due giornate dalla conclusione del campionato, con i Dons in lotta per la promozione diretta), 34 partite e 15 gol, nonostante le 7 gare saltate per un infortunio alla caviglia. Numeri da capogiro, per un centrocampista. Il riconoscimento di Football League Young Player of The Year (dopo aver battuto la concorrenza dell’ex compagno di squadra Bamford e quella di Nathan Redmond, su cui peraltro abbiamo già scritto), aggiunto a quelli del giocatore del mese di agosto e gennaio, non fa altro che testimoniare l’abilità di questo 19enne. Alto, tecnico, pure goleador. Con un margine di miglioramento immenso, considerata l’età ed il punto di partenza su cui poggiare la crescita futura. Un altro dei talenti inglesi da coltivare, per sperare in quel ricambio generazionale e di mentalità che i Leoncini posso offrire in vista della nazionale maggiore. Ma soprattutto, un giocatore da scoprire, un giocatore che davvero, possiamo dirlo sul serio, has the makings of the new Steven Gerrard.

 

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Fabio Marcuzzi

Nato a San Daniele del Friuli nel 1992. Laureato in Fisioterapia, la sua passione per il football d'oltremanica nasce attraverso i videogiochi, Sportitalia, e gli Invincibles del 2004: ma alle star ed ai riflettori dell'attuale Premier League preferisce l'agonismo e le storie che solo le lower leagues inglesi possono offrire. Profilo Twitter: @Faebio_M

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