xnxx http://duvporn.com pornbrothers free porn porn video teen porn porn site XXX Porn Free porn videos Xnxx One 2 Watch: Alex Mowatt & Lewis Cook, Leeds United wonderkids

   

A+ A A-

One 2 Watch: Alex Mowatt & Lewis Cook, Leeds United wonderkids In evidenza

RUBRICHE ONE TO WATCH CHAMPIONSHIP LEEDS UNITED / LEEDS - Giovedì 9 luglio 2015, ore 20, pressappoco. Il Leeds United “degli italiani” (espressione sin troppo abusata), così come viene ormai comunemente ed abbastanza superficialmente chiamato sia dagli inglesi che dagli appassionati di football d’oltremanica del Bel Paese, sta presentando il nuovo home-kit 2015/16. Ovviamente sponsor italiano (Kappa), ovviamente italiano come il precedente (Macron). Italiano come il suo presidente Massimo Cellino, che “prende solo calciatori dal campionato italiano”. Ma quella sera d’italiano c’è ben poco.

A presentare la divisa per la nuova stagione, accanto al neo-manager Uwe Rosler, quattro ragazzini di non più di 22 anni. E non sono italiani, sono tutti inglesi. I loro nomi sono Charlie Taylor, Sam Byram, Alex Mowatt, Lewis Cook: a loro è affidato il nuovo corso del Leeds United, a loro l’opportunità di lanciare un chiaro messaggio ai fan, a loro il compito e l’orgoglio di dover crescere giocando per un club di così alto prestigio che ambisce a tornare ai fasti di un tempo. Il Leeds come società, dopo aver trovato una stabilità finanziaria, ambisce ad estendere il proprio progetto di rinnovamento a partire dalla rosa, investendo sulle nuove leve direttamente prodotte in casa, come non ha mai smesso di fare in questi anni. Due di questi giocatori in particolare sembrano rappresentare la voglia di rilancio del club di Elland Road, forse perché formano una coppia inscindibile nel reparto di centrocampo dei Whites, forse perché sono entrambi local lads, forse perchè l’uno è di casa praticamente da quando aveva 8 anni e l’altro ha rifiutato le proposte dei quattro top club inglesi per rimanere nello Yorkshire: stiamo parlando di Mowatt e Cook.

 

ALEX MOWATT

Alex James Mowatt nasce il 13 febbraio 1995 a Doncaster. La sua prima squadra di calcio da bambino è il Bentley Pumas Doncaster, ma non vi milita molto. Il perché risiede sostanzialmente nel talento precoce che non lascia di certo indifferenti gli osservatori della vicinissima Leeds, che lo ingaggiano in squadra prima ancora che l’interessamento delle superpotenze londinesi potesse ostacolarne la trattativa: un’ottima soluzione sia per il ragazzino che per la sua famiglia, che ha così modo di restar vicino ad Alex e di seguirlo durante la sua crescita. Quella crescita che, per fortuna del club, avviene anche all’interno del rettangolo di gioco attraverso tutta la trafila nell’Academy, in cui il wondekid lascia intendere il tipo di calciatore che diventerà da lì a pochi anni: gran personalità e grinta in mezzo al campo, ottimo senso del gol, deliziosa tecnica grazie ad un piede mancino come ce ne sono pochi in giro. Da capitano trascina la squadra Under-18 alla vittoria della Under-18 League Championship nella stagione 2012/13, e da capitano guida la squadra anche contro il match del quinto turno di FA Youth Cup contro il Liverpool nel marzo 2013. Ad Anfield finisce 3-1 per i Reds, ma la prestazione del youngster, condita da corsa e sacrificio, è sufficiente a catturare l’attenzione degli spettatori ed anche quella della stessa Under-21.

Alex Mowatt insegue Jordon Ibe

Le impressionanti performances nelle giovanili gli valgono il primo contratto da professionista. MC, questo il nickname con cui è chiamato dai compagni per la sua discreta abilità nel rappare, entra di diritto in prima squadra nella stagione 2013/14. Carattere testardo, ai limiti dell’insolenza, impara presto a tradurre la sua indole inquieta in autorità in mezzo al campo: debutta in League Cup proprio contro il Doncaster il 27 agosto 2013, e lo fa dal primo minuto, in maniera egregia. I Whites vincono per 3-1, e per il manager Brian McDermott non si può proprio dire che sembrasse fuori posto”. Altra apparizione nel torneo, contro il Newcastle, un mese dopo: finisce 2-0 per i Magpies, ma la prestazione di livello viene ripetuta. Da quel momento, in 38 partite di campionato disponibili, il 18enne totalizza ben 29 presenze, con la stragrande maggioranza dei match giocati da titolare e senza mai essere sostituito. Il rinnovo contrattuale di tre anni e mezzo firmato a dicembre testimonia che il ragazzo è al centro del progetto, anche dopo l’esonero di McDermott, anche dopo il suo primo gol in campionato contro l’Huddersfield. Vince il premio di Young Player of the Season del club, ovvio riconoscimento per il giovane centrocampista centrale (all’occorrenza trequartista).

Mowatt esulta davanti ai propri tifosi

Stessa storia per la stagione 2014/15. Un infortunio gli impedisce di trascorrere la pre-season in Italia e di iniziare il primo match in campionato, ma torna ad assaggiare i 90 minuti a fine agosto contro il Bolton: saranno 38 le gare completate a fine campionato, condite da 9 gol e due assist (prima doppietta nel torneo contro il Charlton con entrambe le conclusioni dalla distanza, altra sua caratteristica, così come la punizione segnata al Millwall, all’Ipswich, e così via), nonostante l’ennesima burrascosa stagione ad Elland Road tra continui cambi di panchina e scandali della dirigenza. Il temperamento si vede anche dai cartellini gialli mostrati dall’arbitro, ma la foga agonistica non prende mai il sopravvento sulla lucidità di lettura delle partite di Mowatt, sulla sua continuità di rendimento, sulla sua incisività. 1,3 passaggi chiave a partita, 81,8% di precisione negli stessi, 6,84 la valutazione media. Ormai nel giro della nazionale inglese Under-20, il ragazzo a fine anno viene premiato, tra i tanti riconoscimenti, come Fans Player of the Year. La sua inarrestabile crescita continua anche nell’anno in corso: ha chiesto ed ottenuto la maglia numero 10, testimonianza di come le responsabilità non lo spaventino, come peraltro ha fatto intendere sia durante un’amichevole estiva contro l’Everton (che gol contro i Toffees!) sia nel primo match di campionato contro il Burnley, giocato con una personalità disarmante in mezzo al campo. Oggetto del desiderio di numerosissimi club di Premier League, ha fatto sapere di voler rimanere per ora a Leeds, da vero leader, quasi da veterano, rendendo felici e speranzosi tutti i supporters dei Whites. Affinchè, finalmente, si possa ambire a qualcosa di davvero importante.

 

LEWIS COOK

Lewis John Cook è nato il 3 di febbraio del 1997 nella storica città di York, a nord-est di Leeds. Entra nell’academy dello United da bambino, progredendo di anno in anno nelle varie categorie giovanili ed affermandosi in ognuna di esse come un interessantissimo prospetto da seguire attentamente. D’altronde quando debutti con l’Under-18 a soli 15 anni e segni l’unico gol dei tuoi nella sopra citata gara contro il Liverpool persa per 3-1, è difficile pensare che tu possa essere considerato un giocatore qualunque, alla pari con gli altri. Centrocampista centrale dinamico, probabilmente con ampi margini di sviluppo nella struttura fisica considerato il suo metro e 70 di altezza, riesce comunque a sfruttare il suo baricentro basso per avere la meglio sui propri avversari. La sua eleganza e disinvoltura con la sfera ai piedi testimonia la grande sicurezza nei propri mezzi, che in campo si traduce in autorità e leadership. Sa fare il centrocampista difensivo (ruolo che predilige), sa fare il box-to-box midfielder, sa fare il trequartista. Non dispone di una velocità elevata, ma sopperisce con un senso della posizione da giocatore esperto, offrendo ai compagni opzioni di passaggio e fornendo egli stesso, con il proprio dribbling, spazi invitanti sui quali i team mates possono essere serviti per creare azioni pericolose.

Queste qualità permettono al youngster di debuttare con il senior team nel primo match della scorsa stagione, 2014/15, entrando al 64esimo minuto della sfida contro il Millwall, salvo poi fare il proprio esordio nello starting XI nel match di League Cup contro l’Accrington. Il manager Dave Hockaday lo utilizza prevalentemente come opzione da inserire a partita in corso ma, al suo esonero, il subentrato ed ormai ex allenatore dell’Under-21 Neil Redfearn, figura di riferimento nella crescita dei ragazzi dell’academy come affermato dagli stessi Mowatt e Cook, dà piena fiducia ad entrambi i wonderkids delle giovanili. A partire dalla gara contro il Bolton del 30 agosto, eccezion fatta per una partita e per l’infortunio alla caviglia avvenuto con la nazionale inglese Under-19 che da inizio aprile gli impedisce di terminare la stagione, sono 34 i match in cui Lewis parte dall’inizio e rimane in campo fino al triplice fischio finale, alla sua prima stagione da professionista. 77% la percentuale di passaggi riusciti, 1,07 quelli chiave a partita, 1,93 intercettazioni ogni match, 34 occasioni da gol create: questi sono soltanto una parte dei numeri impressionanti del 18enne tuttofare del centrocampo dei Whites. Deve migliorare nell’incisività sottoporta (un solo assist ed un solo gol tra i professionisti segnato proprio ieri sera contro il Doncaster in cui, fra l'altro, è stato espulso dal campo), nonostante non sia una prerogativa essenziale del suo ruolo, e nei duelli difensivi aerei ed a palla a terra, ma l’età è sicuramente dalla sua parte. Inevitabili i paragoni con un altro prodotto dell’academy di Elland Road, Fabian Delph. Inevitabile il fatto che in futuro, per un giovane del suo talento, vi sarà un addio verso un grande club di Premier League, nonostante il suo recente rifiuto a squadre come Manchester United e Chelsea per poter rinnovare con il Leeds fino all’estate 2017. Inevitabile anche, per quanto valga, il riconoscimento di Football League Championship Apprentice of the Year, secondo solo proprio a Mowatt invece nel premio di miglior giovane dell’anno del club. La stagione che si sta aprendo, peraltro già inaugurata con un’ottima prestazione nel pareggio interno della squadra contro il Burnley, ci dirà davvero quanto margine di miglioramento e quanto in là potrà arrivare Lewis Cook. Sarà entusiasmante seguire una delle coppie di centrocampo più promettenti di tutta la Football League e sarà ancor più motivo d’orgoglio ricordarsi, per i supporters del Leeds, come la tradizione delle giovani leve provenienti dall’academy (che peraltro sono dei local lads) sia ancora prioritaria all’interno della società. Nonostante l’italianizzazione, come molti la descrivono. Nonostante le varie difficoltà del club. Nonostante le sue aspirazioni. Solo il tempo ci dirà se il Leeds United saprà tornare ai vertici del calcio inglese ma per ora, con Alex Mowatt e Lewis Cook, il futuro sembra volgere dalla parte giusta.

Ultima modifica il
Vota questo articolo
(0 Voti)
Fabio Marcuzzi

Nato a San Daniele del Friuli nel 1992. Laureato in Fisioterapia, la sua passione per il football d'oltremanica nasce attraverso i videogiochi, Sportitalia, e gli Invincibles del 2004: ma alle star ed ai riflettori dell'attuale Premier League preferisce l'agonismo e le storie che solo le lower leagues inglesi possono offrire. Profilo Twitter: @Faebio_M

Torna in alto