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Number Nine - Dean Ashton, quando la sfortuna ha il sopravvento

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Ancora van Dijk. Sembra uno scherzo del destino, ma c'è di mezzo ancora il medico. Lo stesso che dovette dichiarare la fine della carriera di van Basten. Stavolta non si tratta della leggenda olandese, ma è comunque coinvolto un bel prospetto d'oltremanica. Uno che poteva regalare molto alla sua nazione e al calcio in generale. Dean Ashton, a soli 26 anni, deve appendere gli scarpini al chiodo. Il rischio di finire sulla sedia a rotelle è troppo alto. Una storia difficile ma soprattutto triste.

Dean nasce a Swindon e a soli 16 anni viene ingaggiato dallo Stoke City per poi passare definitivamente al Crewe Alexandra, forte dell'interesse di Dario Gradi, colui che scoprì gente del calibro di Savage, Platt, Danny Murphy e tanti altri (Clicca qui per saperne di più). A 16 anni arriva il primo contratto per Ashton, e lo stesso anno il debutto non tarda ad arrivare: diventa uno dei più giovani giocatori a rappresentare il club. Alla seconda apparizione, tre mesi dopo, convince ancora di più e il primo gol arriva nel giro di poco tempo, con bersaglio il Burnley. Niente male come inizio, e non sarà tutto qui: 8 gol alla fine della stagione, grazie ai quali il Crewe riesce a rimanere in First Division. La seconda stagione inizia con diversi problemi, dovuti soprattutto a un infortunio e a un calo di forma molto intenso. Riuscirà a confermarsi tra le file della nazionale giovanile, dall'under 16 all'under 19. Nella stagione 2002-2003 realizza 16 reti e riporta in First Division il club, dopo un anno di "transizione" in Second Division. Annata da incorniciare per lui, in particolar modo il match terminato 4-0 contro il Luton Town dove realizza una doppietta, verrà ricordato da Gradi come "La performance migliore che abbia mai fatto." 5 anni e 61 gol al Crewe, prima di passare al Norwich. 3 milioni di sterline, e nel gennaio del 2005 diventa l'acquisto più costoso della storia dei Canaries. Non delude le aspettative: 17 reti. Sin dall'esordio si capisce di che pasta è fatto il ragazzo. Arriva da subito il primo gol, in una rocambolesca rimonta contro il Middlesborough da 1-4 a 4-4. I Canaries retrocedettero, ma nonostante le diverse offerte in Premiership Dean decide di rimanere per provare a riportare il club nella massima serie.

Il 22 gennaio 2006, però, il Norwich accetta l'offerta di 7 milioni di sterline per il ragazzo e lo cede agli Hammers. L'inizio è folgorante: i suoi gol sono fondamentali, soprattutto in FA Cup dove ne firma due ai quarti di finale contro il Manchester City e diventa leader della cavalcata fino alla finale. In semifinale è protagonista di un episodio sfortunato nel quale infortuna il portiere del Boro Schwarzer, e verrà fischiato per il resto della partita. Nei giorni a seguire, però, il ragazzo si mostrerà molto umile e chiederà scusa numerose volte all'estremo difensore australiano, standogli anche molto vicino. In finale segna al Liverpool ma non basterà per alzare il trofeo al cielo. Nonostante la grande stagione Eriksson non lo considera per i mondiali del 2006. Ci penserà il successore McClaren. Il sogno di vestire la maglia dei Three Lions si realizza, ma in poco tempo diventerà un incubo: durante un allenamento, un brutto tackle di Wright-Phillips gli procura un gravissimo infortunio alla caviglia. La carriera sembra essere giunta al capolinea. Ma la voglia è tanta, e sa che a Upton Park lo stanno aspettando. Dopo un lungo periodo passato tra riabilitazioni e fisioterapie, torna in campo. Segnerà altre 9 reti al West Ham, dopo le prime 6. Arriva anche l'esordio in nazionale sotto la guida di Fabio Capello. Ma niente da fare, proprio quando l'incubo sembra essere finito la caviglia cede nuovamente. Non ci sono speranze. Termina la carriera di Dean Ashton, a soli 26 anni. I danni verranno ripagati, sia da parte della FA che da Shaun Wright-Phillips, ma non è la stessa cosa. Non poter gonfiare la rete come una volta è una cosa che non passerà mai.

La famiglia lo aiuterà molto, in particolare la moglie e il figlio che quando ci fu il tragico evento aveva solo due anni. Dean ha sofferto molto, ma non ha mai nascosto il sorriso, ed è proprio questo il bello del ragazzo. 

"Da giocatore non riesci ad accettare il momento del ritiro. Ma dal momento in cui rischieresti di non poter più camminare non puoi che accettare il tuo destino. Immaginate di dover chiedere a una persona di smettere di fare la cosa che più gli piace. E' così che mi sono sentito. Ti manca quella semplicità di scendere in campo, segnare, e soprattutto amare quello che fai. Grazie a Dio c'è stata la mia famiglia. Sono stati a dir poco fondamentali. Il mio bambino aveva solo due anni all'epoca. Sapete bene quanto sono belli i figli a quell'età. Ho passato molto tempo con lui. Tornai a calciare un pallone proprio insieme a lui, nel giardino di casa. Ama il calcio, e a quest'età non hai pensieri riguardanti pressioni o infortuni. Ama guardare in tv campioni come Cristiano Ronaldo, van Persie o Rooney, e quando la gente rimane meravigliata del fatto che il padre ci abbia giocato contro, quasi non realizza. Gli ho fatto vedere diverse foto di me in campo, ma mi guarda come se non fossi realmente io. Forse perché prima ero biondo, adesso sono praticamente calvo e vecchio. In effetti non ha tutti i torti."

 
 

 

 
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Number Nine - Kevin Phillips, in provincia a suon di gol

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Kevin Phillips nasce a Hutchin, a sole 40 miglia da Londra, il 25 luglio 1973. I primi calci al pallone lo fanno subito innamorare, tant'è che sogna la carriera di calciatore sin dalla prima infanzia. Per gran parte della sua giovinezza gioca come terzino destro, un ruolo che non gli si addice in molti aspetti. Viene addirittura scartato dal Southampton soprattutto per la sua statura: 1,70 d'altezza e un fisico piuttosto mingherlino. Partecipa alla Non-League con il Baldock Town, e qui il suo manager ha una trovata geniale: lo prova come punta, e al debutto nel nuovo ruolo Kevin realizza una doppietta. Davanti si sente a casa, e meglio non poteva trovarsi. Nell'estate del 1994 si trasferisce nella capitale per firmare il primo vero contratto da professionista: il Watford se lo aggiudica per una cifra intorno ai 100.000 euro. Impatto grandioso: 9 reti alla prima stagione in First Division e settimo posto. La stagione successiva lo tiene un anno fuori per via di un brutto infortunio, uno dei tanti in carriera, senza i quali forse avrebbe avuto un palmarès del tutto diverso. Gli Hornets non passano un buon momento: Roeder dopo 3 anni sulla panchina viene mandato via a febbraio col club ultimo in classifica. Le cose non miglioreranno: il Watford retrocederà. Nell'estate successiva il Sunderland ne approfitta per aggiudicarsi il giovane attaccante. Appena retrocesso dalla Premiership, ha comunque buone ambizioni. Ambizioni ripagate dalla super annata di Phillips: segna in 7 match consecutivi e per ben 9 volte di fila in casa. 30 gol totali, cosa che non accadeva dai tempi di Brian Clough. A fine anno saranno 35 reti totali, cifra che non si vedeva dal dopoguerra. La finale play-offs di quell'anno è stata definita da lui la sua miglior partita di sempre (anche se sicuramente non è così) ma anche il giorno piu brutto della sua carriera: segna una doppietta, ma dopo settanta minuti di gioco deve uscire per infortunio. La squadra, sul 4-4 contro il Charlton, perderà ai rigori il posto per il ritorno in Premiership

Il campionato 1998-1999 è quello del riscatto, sia per lui che per il club: segna ben 8 goal nella prima parte, poi l'ennesimo brutto infortunio lo tiene fuori 4 mesi, ma il ritorno è di fiamma visto che la vena del gol non la lascia. Segna una rete stupenda al volo contro il QPR, e la promozione è ipotecata nella gara contro il Bury nella quale Kevin segna ben 5 gol. 23 gol in 25 presenze, numeri incredibili che gli aprono le porte della nazionale, dove fa il debutto in un'amichevole contro l'Ungheria. 

Alla sua prima stagione in Premier, l'ex calciatore Rodney Marsh gli da fiducia: riuscirà ad arrivare a 6 reti. Beh, a 6 ci arriva il 18 settembre, e non si ferma visto che realizza triplette e numerose doppiette. Viene eletto giocatore di ottobre, e a fine stagione diventa capocannoniere e si aggiudica l'European Golden Shoe (tutt'ora l'ultimo giocatore inglese ad averla ottenuta). Un tandem d'attacco mozzafiato col suo amico Niall Quinn: in due ben 45 reti. 

 

Kevin Phillips annuncia il ritiro

Rifiuta l'Arsenal e il Tottenham, ma i nuovi innesti tra cui Flo non gli lasciano molto spazio. Nel 2003 non riesce a dare il suo contributo per via di diverse scelte, e i Black Cats retrocedono. Passa al Southampton, dove segna all'esordio subentrando dalla panchina. E' subito amore. Segnerà anche in europa nel primo turno di Coppa UEFA contro la Steaua Bucarest. Nel 2004 i Saints cambiano ben quattro allenatori in una sola stagione e finiscono in fondo alla classifica, nonostante i 22 gol di Kev. Nell'estate del 2005 l'Aston Villa se lo aggiudica per 1 milione, lui li ripaga segnando al debutto ma tra infortuni e concorrenza in attacco non riuscirà mai a confermarsi. Nel 2006 si riaffaccia il Sunderland: sembra un sogno per i tifosi, visto che Niall Quinn è diventato proprietario e contemporaneamente allenatore del club, e non esita a telefonare a Kev per riportarlo a casa. Ma adesso le sue priorità sono altre: a 33 anni non vuole far trasferire la famiglia ancora una volta, e decide dunque di accasarsi nella vicina West Bromwich. Realizza 22 reti, altro bottino da urlo. Arrivano in finale dei play-offs grazie a tre reti sue nelle semifinali, ma vengono sconfitti. 

Nella stagione 2007, a 34 anni, il corpo cede ancora una volta: i primi due mesi li passa fuori dal campo, ma al ritorno non delude le aspettative: eletto giocatore di dicembre. Centra la 200esima rete in carriera contro il Crystal Palace. In occasione dell'ultima giornata a Loftus Road contro il Queens Park Rangers, i tifosi si mascherano da supereroi in suo onore, visto che venne soprannominato "Super Kev". Grazie allo 0-2 vengono promossi in Premiership. In vista della stagione successiva gli viene offerto il rinnovo, ma lui ha altro per la testa: una nuova sfida, sempre a Birmingham ma sponda blu. Il club è appena retrocesso, e l'occasione gli sembra troppo ghiotta. Ancora gol al debutto, ancora partendo dalla panchina. 14 reti e ritorno in Premier. Col club ottiene il suo primo trofeo grazie alla Carling Cup vinta a discapito dell'Arsenal in quel di Wembley

Nel 2011 saluta Birmingham e va al Blackpool, dove in due anni segna 19 gol a 38 anni. Nel 2013 passa in prestito al Crystal Palace in Championship, e alla seconda partita va in gol. A suon di reti conquista tutti, e diventa il marcatore più anziano della storia del club a 39 anni e 7 mesi. Il 27 maggio contro il Watford in finale di Championship segna il rigore che vale la promozione, l'ennesima della sua carriera. 

Crystal Palace match-winner Kevin Phillips lifts the Championship Play-Off trophy. Photo: Stephen Pond/PA Wire

 

Chiuderà la carriera a Leicester nell'anno successivo, dopo l'ennesima promozione ottenuta grazie anche al suo contributo. 

La numero 9 l'ha vestita solo col Birmingham, Blackpool e Crystal Palace, ma in fondo è sempre stata dentro di lui. Eroe di un calcio fatto non solo di Shearer, Rooney, Owen o Beckham.

 

 
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Number Nine - Alan Shearer, l'uomo chiamato Premier League

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Newcastle-Upon-Tyne. Estremo nord d'Inghilterra, al confine con la Scozia. I romani vi giunsero nel 43 d.C. Nel 1080 venne eretto un castello sul vecchio porto romano per difendersi dagli scozzesi. Tale castello sarebbe diventato poi il punto di partenza per lo sviluppo della nuova città. Oggi Newcastle è un importante centro economico, turistico e commerciale. Il suo punto di forza si basa sulla produzione e lavorazione dell'acciaio. Lo sport è molto popolare: c'è una grande passione per il rugby, ma neanche a dirlo, la priorità spetta al calcio. Per i cittadini è una vera e propria ragione di vita, come una religione. Lo stadio, il St. James's Park, ha una capienza di 52.000 posti, ed è il terzo più grande della nazione. Dei 52.000 posti, più di 40.000 sono occupati da abbonati (non di più solo per il semplice motivo che secondo la FA un certo numero di posti deve essere riservato agli ospiti). Non male per una città con 150.000 abitanti. 

Il 13 agosto 1970 nasceva Alan Shearer, figlio di Alan Shearer, operaio in una fonderia. Cresciuto nel povero quartiere di Grosforth in una casetta dove a malapena entravano tutti, venne spinto sin da subito dal padre a giocare a golf, lo sport dei ricchi, verso i quali lo stesso Alan Shearer senior ha sempre mostrato una certa invidia. Ma purtroppo di ricco quella famiglia aveva ben poco. Per le strade Alan iniziò a correre, soprattutto appresso a un pallone. Di doti ne aveva parecchie, molto meglio che con la mazza in mano. Ecco perché il padre si dovette rassegnare. Con la scuola vinse il torneo "St. James's Park", prima di passare al Wallasend Boys Club, una società che puntava molto sulla scuola calcio giovanile. Si giocava la domenica, e niente poteva combiaciare in miglior modo per Alan: il sabato si andava a tifare il Newcastle allo stadio, e la mattina dopo si scendeva in campo. Hixon, osservatore del Southampton, non ci mise molto a notarlo. Seduto a tavola con Alan senior, trovarono l'accordo per un contratto semi-professionistico, e a soli 16 anni Alan divenne un giocatore del Southampton. Da estremo nord a estremo sud: il cambiamento non fu facile, ma il calcio veniva prima di tutto. Ora era a Southampton a giocare. Con i grandi. Qui il talento inizia a esplodere del tutto. Adesso il nome di Shearer è un pò sulla bocca di tutti. 

I gol iniziano ad arrivare. La tripletta all'Arsenal lo fa entrare nella storia: a soli 18 anni, diventa il più giovane attaccante ad aver siglato una tripletta in carriera. 

Nella stagione 1992 il mercato su di lui sembra essere caldo: lo scozzese Ferguson lo vorrebbe a tutti i costi. A spuntarla invece è il Blackburn, che se lo aggiudica per 3 milioni e mezzo, cifra incredibile in quei tempi. La sua avventura al Blackburn è a dir poco leggendaria: 16 gol in 21 presenze alla prima stagione, 31 in 40 nella seconda, e 34 in 42 nella terza, coronata con la vittoria di un campionato a dir poco incredibile. Con Sutton formavano gli SAS, e la vittoria di quella Premiership entrò nella storia. La vinse da leader, secondo molti praticamente da solo, e il trofeo tornò a Blackburn dopo 81 anni. Shearer e Dalglish, binomio perfetto. La sua esultanza a braccio alzato con corsa entrarono da subito nella storia. La stagione seguente Alan non si dimostrò affatto sazio di gol: superò ancora i 30, fermandosi però a 32. 

Alan Shearer at Blackburn Rovers

Estate 1996: "Shearer's coming home". Così cantano i tifosi alla sua presentazione. Il Newcastle lo riporta a casa per una cifra record: 21 milioni di sterline. Niente da fare per Ferguson, nemmeno questa volta. La nostalgia di casa è troppo forte. Le aspettative pure. Alan trascina i suoi al secondo posto in campionato, a sole quattro lunghezze dal Manchester United che tanto lo voleva. Non importa, ad Alan va bene così. Gioca nella sua città dove è cresciuto e che tanto lo ha rivoluto. 10 anni di puro amore e passione. Con l'esultanza che non cambia mai: quella corsa col braccio alzato al St. James's Park diventa un rito, come il segno della croce per i cristiani. Con la voglia di un bambino fino all'ultimo tiro. 260 reti in carriera in 441 presenze. Nessuno come lui. Un solo trofeo in carriera, è vero, ma che importa? La sua passione rappresenta il calcio, quello vero che tutti noi amiamo. Il numero 9 si impersonifica in lui. Il 17 aprile del 2006, giorno del suo ritiro, è una grande festa. Tutta la città è tappezzata di bianconero. Le sue lacrime valgono più di mille parole. Un calcio fatto di amore e passione, non solo di vittorie. Mister Premier League, semplicemente Alan Shearer. 

"When I was a young boy I wanted to play for Newcastle, I wanted to wear the number nine shirt and I wanted to score goals at St. James's Park. I've lived my dream and I realise how lucky I've been to have done that."

 
 
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