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Legends - Wilf Mannion, Boro’s legend In evidenza

2015, Middlesbrough: siamo nel terzo millennio, sulla riva destra del fiume Tees. La gente passeggia davanti allo stadio cittadino, il Riverside Stadium. Un’arena che dal 1995 ospita le gare interne del Boro, squadra locale dal glorioso passato ma dal presente boccheggiante.

Gli uomini di Karanka stanno provando a dare l'assalto alla massima serie dopo averla solo accarezzata nella scorsa stagione. Ma quel che, passeggiando davanti al Riverside, si nota, è la statua di uno dei più grandi attaccanti inglesi che abbiano mai vestito la casacca del Middlesbrough. Parliamo di Wilfred James Mannion, per tutti Wilf, simbolo del calcio d'epoca e di una gloria passata.

Classe 1918, nativo di South Bank, aveva iniziato a giocare a calcio per le vie cittadine colpendo qualsiasi cosa rotolasse o fosse adatta a far da pallone. Nel 1925 fu scartato da una selezione nazionale delle scuole medie perchè troppo basso. La decisione, col senno di poi, fa quantomeno scalpore. Ad ogni modo, in un primo momento si impegnò a portare la pagnotta a casa lasciando la scuola a 14 anni e lavorando come apprendista saldatore. Nel 1932, però, riprese a rincorrere un pallone.

Questa volta però era un pallone vero, perchè il South Bank St Peter's lo ingaggiò. Tempo 4 anni (ne aveva 18) e Mannion fu prima notato poi ingaggiato dal Middlesbrough. Sarà la sua fortuna, ma il giovane Wilf ancora non poteva rendersene conto. Dopo un'ottima impressione destata tra le riserve, ecco l'esordio datato 1937 contro il Portsmouth al posto di Micky Fenton. Era il 2 gennaio, e fino a fine stagione ci fu solo un'altra presenza nel ko col PNE.

Ma l'annata 1937-38 fu quella del lancio in orbita! Posto da titolare, 22 presenze e 4 reti, di cui 2 nelle prime 2 partite. Nel 1938-39 l'utilizzo aumentò ancora: 38 presenze, 14 reti e una quaterna al Blackpool datata 10 dicembre 1938. Ormai quel Boro, che chiuse al 4° posto in classifica, non poteva fare a meno delle prodezze di quel 20enne con la maglia da titolare.

Ma nel momento più fulgido e lanciato della giovane carriera di Mannion, si ebbe in Europa il momento più buio. La II WW era appena scoppiata, e nel 1940 l'attaccante fu arruolato ed inviato in Francia per contrastare i nazisti. La spedizione fu un fallimento, le truppe tedesche conquistarono la Francia e Wilf fu dato per morto da un giornale locale. In realtà, aveva trovato rifugio tra i soldati evacuati nella battaglia di Dunkerque. Tornato momentaneamente in patria, disputò gare con Tottenham, Bournemouth e 4 amichevoli non ufficiali con la nazionale inglese. Spedito in Sudafrica, nel '43 partecipò allo sbarco di Anzio per poi essere inviato a Il Cairo dove contrasse la malaria e fu rimpatriato.

La guerra finì, lo sport riprese e Mannion fu il primo marcatore del secondo dopoguerra per il Boro. All'epoca era uno dei più forti in circolazione, e lo sapeva. La consapevolezza nei propri mezzi lo portò a chiedere un aumento nel 1947-48 e a minacciare di trasferirsi in Third Division, all'Oldham. Ma il club rispose alzando un muro, ed il manager David Jack fece una dichiarazione emblematica dell'importanza di Wilf per il Middlesbrough: "Anche se ci dessero 50.000 sterline non autorizzeremmo il trasferimento di Mannion. Perché dovremmo lasciar andare il miglior giocatore britannico?".

Le offerte effettivamente raggiunsero cifre per l'epoca pazzesche: 15.000 £ (Oldham), 25.000 £ (Aston Villa), 27.000 £ (Everton). L'Arsenal, infine, provò a tentare il Boro con più di un giocatore, ma non se ne fece nulla.

Prese parte al Mondiale 1950 in Brasile, il primo per la nazionale inglese che si mise in gioco accantonando la decennale manifesta superiorità in quanto "inventori del calcio". Due le presenze, nella vittoria sul Cile e nel ko con gli U.S.A. che costò l'eliminazione.

Tornato in patria al calcio per club, era ormai guerra aperta tra le due parti, con Mannion che fu messo fuori squadra ed il Middlesbrough che alla fine ebbe la meglio, beneficiando del ritorno del giocatore per evitare la retrocessione. Nel 1952-53 il centravanti ebbe la sua stagione più prolifica, con 19 goal in 41 match.

La fine di tutto però era vicinissima, ed infatti nel 1953-54 arrivò la retrocessione del club con annuncio di ritiro dal calcio giocato da parte del giocatore. In realtà, la carriera riprese il 22 dicembre 1954 con l'aggregazione all'Hull City. 16 match ed 1 goal dopo, però, la FA sospese Mannion perchè aveva dichiarato in passato di aver ricevuto 3.000 sterline di tangente da un club (che solo anni dopo si rivelò esser stato l'Aston Villa) per lasciare il Middlesbrough. Allontanato dal calcio professionistico per essersi rifiutato di collaborare con le autorità in merito a questa vicenda, si aggregò al Cambridge United nel 1956, con cui chiuse davvero la carriera due anni dopo.

Il suo legame col popolo del Boro fu, nonostante le vicissitudini che ne caratterizzarono la parte di carriera successiva alla guerra, inscindibile e crescente col tempo, tanto che nel 1983 a lui e George Hardwick fu dedicata una partita. Davanti al nuovo stadio, furono erette due statue in onore di questi due campioni.

Nel 2000, proprio all'alba del nuovo millennio, Mannion morì all'età di 81 anni. Non fece in tempo a vedersi inserito nella Hall of Fame del calcio inglese, cosa che avvenne nel 2004. Vide però, nel 1966, l'unico trionfo dell'Inghilterra a livello di campionato del Mondo, per di più in casa. Non riuscì ad essere tra i convocati semplicemente perchè il suo tempo calcistico era già terminato, altrimenti siamo sicuri che se la sarebbe potuta giocare tranquillamente.

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Luca Masiello

Co-direttore di UkPremier, con cui ha intrapreso per la prima volta l'avventura del web. Dottore in Economia e Commercio e con un diploma linguistico alle spalle, sogna un giorno di diventare giornalista coltivando la sua passione per la scrittura. Parole d'ordine: l'obiettività prima di tutto, ma mai prendersi troppo sul serio!

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