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Legends - Nobby Stiles, il campione senza denti In evidenza

“La perfezione non è di questo mondo”, “Non si può avere tutto nella vita”, “Mai criticare quel che si ha”. Queste sono solo alcune delle frasi che spessissimo in vita nostra ci siamo sentiti dire da chicchessia. Frasi vere, certo, che però stanno perdendo il loro valore in un mondo sempre più alla ricerca della limatura degli errori e delle imperfezioni al minimo possibile.

Si prova ad essere perfetti, puntando al cielo in ogni cosa che si fa. Nel calcio, ormai i calciatori sono dei veri e propri “sex symbols”, ed è rarissimo trovare qualcuno che non ricorra a qualche trucchetto pur di aggiustare un aspetto magari non aggraziatissimo.

Oggi Legends vi racconta di un giocatore che ha vinto moltissimo, non essendo né perfetto né fisicamente adatto (sulla carta) per alti livelli. Un po’ come il discorso sul calabrone (“Non ha la struttura adatta per volare, ma lui non lo sa e vola lo stesso”), Nobby Stiles ha sfidato voci e previsioni ed ha vinto. Oh, se ha vinto!

Nato nel 1942 a nord di Manchester, nel quartiere operaio di Collyhurst, Norbert Peter Stiles sin da subito dimostrò di poter giocare a calcio e anche bene. Piccolo dettaglio: in apparenza, il giovane non aveva la benchè minima qualità fisica in grado di farlo notare da qualche squadra.

Era infatti un ragazzo basso e, come conseguenza di un incidente d’infanzia che gli fece perdere i denti, portava la dentiera (tranne in partita, quando inizierà a giocare). In più, era assolutamente miope.

Con questi requisiti di presentazione, probabilmente chiunque verrebbe quasi scartato a priori. O, peggio, si scarterebbe da solo focalizzandosi su quanto la vita si fosse accanita su di lui in una sorta di autocommiserazione assolutamente deleteria.

Norbert no, lui proprio non aveva intenzione di fare questo! Quello che sarebbe diventato un centrocampista di successo internazionale si guadagnò la fiducia di Matt Busby, che lo fece esordire nel 1960 in prima squadra. Era ottobre, gli avversari i Bolton Wanderers. Da lì, una parabola ascendente che proiettò Nobby in nazionale nel 1965 con l’etichetta di uno dei migliori incontristi in circolazione all’epoca.

Se l’Inghilterra ha vinto il campionato del Mondo 1966 lo deve anche a lui, capace di giocare tutte le partite e di annullare un mostro sacro come Eusebio nella semifinale contro il Portogallo. In totale, 28 gettoni di presenza conditi da un goal gli fecero vincere un mondiale da protagonista ed un bronzo ad Euro ’68 in Italia (da riserva). Partecipò, sempre come riserva, a Messico 1970.

Con i Red Devils raggiunse il tetto d’Europa nel 1968, battendo in finale il Benfica (sì, ancora Eusebio sulla sua strada). Conquistò anche 2 campionati inglesi (64-65 e 66-67), 2 Charity Shield (1965 e 1967) ed una FA Cup (1962-1963).

Da ragazzo inadatto a calcare un campo di calcio professionistico divenne per qualche anno un punto imprescindibile di club e nazionale, con gli anni ’60 che furono il suo regno.

Nel 1971, per 20.000 £, fu ceduto al Middlesbrough, tappa di passaggio per il suo approdo al Preston North End dove prima divenne allenatore-giocatore al fianco del manager Bobby Charlton e poi semplicemente manager dei Lilywhites.

Da allenatore non ebbe moltissima fortuna, ma ebbe il merito di far crescere (da allenatore delle giovanili dello United, tra il 1989 e il 1993) calciatori di un certo livello come la classe del ’92: Beckham, Giggs, Scholes, Butt, Gary e Phil Neville.

Quel che resta nella memoria di lui in versione giocatore è di un arcigno ed insuperabile centrocampista, che potrebbe ancora oggi insegnare a molti cosiddetti “campioni” il mestiere. Un giocatore arrivato dal nulla, costruitosi da solo e capace di scalare una montagna a dispetto dei difetti fisici. Qualcuno che ha stretto i denti pur non avendoli, giocando con anima e cuore prima di ogni altra cosa.

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Luca Masiello

Co-direttore di UkPremier, con cui ha intrapreso per la prima volta l'avventura del web. Dottore in Economia e Commercio e con un diploma linguistico alle spalle, sogna un giorno di diventare giornalista coltivando la sua passione per la scrittura. Parole d'ordine: l'obiettività prima di tutto, ma mai prendersi troppo sul serio!

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