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Legends - Newcastle United: "never give up" In evidenza

Una storia pazzesca, magica, per certi versi assurda. La storia di qualcuno che alla fine non ha vinto, ma non per questo nel percorso non ha scritto qualcosa diventato un monito per qualsiasi aggregato di persone con un obiettivo in comune, dalla società più forte all'ultima classificata dell'ultima serie calcistica.

Come avrete già capito, oggi si parla di Newcastle United. Ma non un Newcastle qualunque, ma IL NEWCASTLE. Quello che aveva in Alan Shearer la punta di diamante, quello che poteva contare su Craig Bellamy e che imparò a non piegarsi al destino e alle gerarchie calcistiche.

Il nostro racconto ha una precisa data d'inizio: 1° ottobre 2002. Lo scenario è quello dello Stadio Delle Alpi di Torino, dove la Juventus ha appena stracciato 2-0 il Newcastle con una doppietta di Alex Del Piero (66' e 81'). I Magpies sono spalle al muro, ad un passo dall'eliminazione completa dall'Europa. Non è stato un ko casuale, quello di Torino, perchè la formazione allenata da Bobby Robson ha precedentemente perso, sempre senza segnare, le sfide contro Dynamo Kiev (2-0 in Ucraina) e Feyenoord. Gli olandesi, il 24 settembre, avevano espugnato St James' Park di misura, con una rete di Pardo dopo 4'.

Dire che quella formazione fosse spalle al muro forse è riduttivo: il destino, impersonato dal rettangolo verde, aveva detto che quella formazione non poteva andare avanti nemmeno in Coppa UEFA. Non ci sarebbero state ragioni, il girone era già chiuso. La fortuna aveva voltato le spalle, le valigie erano già pronte ad essere rimesse sulla strada di casa.

C'era però qualcosa con cui il destino non aveva fatto i conti. Quella cosa si chiamava aritmetica, e da sempre costituiva l'ultimo baluardo tra la paura fortissima e l'amara conferma di un'eliminazione. Ebbene, l'aritmetica (con questa classifica: Juventus 7, Feyenoord 5, Dynamo Kiev 4, Newcastle 0) diceva che l'impresa era possibile.

Però, nessuno c'era mai riuscito. E allora, perchè mai questa volta avrebbe dovuto essere tutto diverso? Perchè mai il destino, inesorabile ed infallibile per definizione, per una volta avrebbe dovuto ammettere di essersi sbagliato? Perchè un manipolo di uomini in maglia bianconera provenienti dal North East, qualificatisi grazie ai preliminari sul non certo irresistibile Zeljeznicar, avrebbe dovuto (e potuto) cambiare le cose, andando contro all'entità più ineluttabile dell'universo?

La risposta potrebbe non essere univoca per tutti. Ma quel che è certo è che nessuno in quella squadra, neanche il più irrilevante dei membri dello staff, voleva gettare la spugna senza almeno averci provato. Perchè si sa, le imprese hanno bisogno anche di un pò di fortuna per essere realizzate, e non poteva girare sempre tutto per il verso sbagliato. La dea bendata doveva pur accorgersi che per arrivare a quel punto tutti avevano sudato in ogni singolo minuto della stagione precedente, riportando in auge un club che sembrava destinato ad un ruolo da eterno comprimario e rendendolo la 4° forza d'Inghilterra.

Quella qualificazione in Champions League era figlia delle parate di Shay Given, dei goal di Craig Bellamy ed Alan Shearer e del carisma di Gary Speed, oltre che di tutta un'impalcatura volta a non mollare mai. Era stata attesa da molto tempo, troppo per essere gettata via in quel modo, per di più senza segnare alcun goal. I giocatori lo sapevano bene, Bobby Robson anche. Infatti rivoltarono il girone come un calzino, arrivando ad De Kuip di Rotterdam, il 13 novembre, più agguerriti che mai.

La sfida in casa del Feyenoord si preparava ad entrare nella storia del calcio moderno come la tappa conclusiva di un'epilogo che appena 180' prima pareva dover essere diametralmente opposto. Le due gare casalinghe avevano trasfigurato il Newcastle, capace di battere prima la Juventus per 1-0 e poi, 6 giorni dopo, la Dynamo Kiev per 2-1 in rimonta e con un rigore di Shearer il cui pallone pesava tantissimo. Al 69' andò però tutto liscio: gol e classifica mai così incerta. Juventus 10, Dynamo Kiev 7, Newcastle 6, Feyenoord 5.

Un posto era già stato assegnato, l'altro si sarebbe deciso tra le 3 rimanenti e avrebbe decretato anche chi sarebbe rimasto fuori dall'Europa. Al De Kuip successe di tutto: vantaggio di Bellamy al 45', raddoppio di Hugo Viana al 49'. Apoteosi? Macchè, ci sarebbe stato ancora da soffrire, e tanto. Gli olandesi, virtualmente ultimi, in 6 minuti pareggiarono con Bombarda e Lurling, ma il pari non avrebbe qualificato nessuno. La Dynamo, dopo essere andata avanti sulla Juventus, stava perdendo in casa 1-2 ma sarebbe passata comunque in virtù degli scontri diretti favorevoli con gli inglesi.

Minuto 90: ultimi assalti, più disperati che mai, in un match che sta per tramutarsi in un pianto sportivo per entrambe le contendenti. Ma in quella bolgia sbuca lui, ancora lui, proprio lui: Craig Bellamy, che batte all'ultimo respiro Lodewijks senza forse rendersi nemmeno conto in un primo momento di aver compiuto qualcosa di epico. Newcastle qualificato come secondo del girone, a 4 punti dalla capolista Juventus ma con 9 su 9 conquistati nel girone di ritorno. Pazzesco, sensazionale, semplicemente assurdo.

Di quell'impresa, a St James' Park tutti si ricordano ancora, visto che fu sicuramente il punto più alto di una storia recente fatta solo di delusioni. Nel secondo girone, arriveranno solo 7 punti ed il terzo posto dietro Barcellona ed Inter, con gli ultimi goal Magpies della competizione griffati al 5° turno, al Meazza, da Alan Shearer nel 2-2 che di fatto mette fine alle speranze di qualificazione.

Nel 2002, nessuno o quasi avrebbe creduto ad una rimonta simile, ma quegli stessi scettici probabilmente non avrebbero mai immaginato che 13 anni dopo la storia avrebbe parlato di obiettivo salvezza, spogliatoio non compatto e malumori diffusi tra società e tifoseria. Dio solo sa quanto avrebbe bisogno di quello spirito il Newcastle di oggi, malridotto e boccheggiante a fondo classifica dopo anni turbolenti.

Concludiamo con una frase che racchiude tutto quel che successe in quella Champions League 2002-2003: "L'importante non è quello che trovi alla fine di una corsa. L'importante è quel che provi mentre corri". E quel Newcastle certamente non vinse, ma provò (e fece provare) un brivido a tutti i Magpies che assistettero a qualcosa di epico. Una rimonta che, in anni bui come quelli che stanno vivendo dalle parti di St James' Park, insegna che nulla è impossibile se lo si vuole veramente: basta solo fare mente locale, comportarsi come una squadra, entrare in campo e spogliarsi di tutti gli egoismi e gli isterismi che, oggi, una situazione di 0 punti a metà girone comporterebbe.

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Luca Masiello

Co-direttore di UkPremier, con cui ha intrapreso per la prima volta l'avventura del web. Dottore in Economia e Commercio e con un diploma linguistico alle spalle, sogna un giorno di diventare giornalista coltivando la sua passione per la scrittura. Parole d'ordine: l'obiettività prima di tutto, ma mai prendersi troppo sul serio!

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