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Legends - Ibrox’s Disaster In evidenza

In questi giorni ci sono arrivate notizie sconcertanti da Parigi. La capitale della Francia, patria secondo molti dell’amore nella sua sfaccettatura più romantica. Cose simili non dovrebbero mai accadere, ma non è questa la sede per parlarne. Vogliamo comunque però restare in tema, visto che purtroppo gli attentati hanno coinvolto in qualche modo anche una manifestazione sportiva.

La storia, purtroppo, è piena di episodi che hanno visto al centro della cronaca questo o quello stadio in particolare, per motivazioni più o meno accidentali. Nello sport, la memoria è una cosa importante che aiuta, come nella vita, a guardare al futuro badando di non fare gli stessi errori del passato.

 

Errori che possono essere dettati dalla logistica di un evento, dalla sua organizzazione generale, dalla semplice ignoranza di norme o controindicazioni di vario tipo (basti pensare a oltre 100 anni fa, quando molte cose non si conoscevano e per questo si commettevano quelle che, se fatte oggi, verrebbero definite quantomeno delle “pericolose leggerezze”).

Quanto vi raccontiamo oggi non riguarda attentato, ma ha in comune il sentimento di paura che può attanagliare nel momento in cui ci si rende conto di trovarsi al centro di una brutta storia.

Lo stadio di Ibrox per ben 2 volte ha visto scenari apocalittici ed è stato il teatro di tragedie sulle quali si è costruito in termini di coscienza e consapevolezza che qualcosa andava cambiato.

Inaugurato nel lontanissimo 1899, Ibrox Park su progettato dal leggendario Archibald Leitch. Già nel 1902, però, si ebbe un episodio capace di metterne in dubbio l’effettiva sicurezza.

Era il 5 aprile, si disputava un match sentitissimo tra Scozia ed Inghilterra. La notte precedente aveva piovuto a dirotto, indebolendo le strutture e in particolare la nuova Western Tribune Stand, che crollò improvvisamente provocando la morte di 25 persone ed il ferimento di altre 300. Il tutto avvenne ad un’altezza di 12 metri: fu uno scenario apocalittico.

Al momento del crollo, il luogo era fatto con terrazzamenti in legno, poi rinforzati dal cemento armato, supportato da un telaio a travi in acciaio. Il match fu interrotto e poi ripetuto al Villa Park il 3 maggio 1902, con l’incasso devoluto interamente alle famiglie di coloro che persero la vita.

Passarono gli anni, poi i decenni, si andò anche oltre 2 guerre mondiali ma negli anni ’60 le preoccupazioni erano ancora vive. In particolare, la scalinata adiacente al corridoio 13 dello stadio era considerata pericolosissima, visto che nel 1961 vi erano morte 2 persone (probabilmente uccise dalla folla) e in più occasioni alcuni si erano feriti. L’investimento per la messa in sicurezza dell’impianto da parte dei Rangers fu davvero considerevole, ma non bastarono neanche le 150.000 £ impiegate.

In questo contesto, si arrivò al 1971, anno in cui avvenne qualcosa di ancora peggiore. Era il 2 gennaio, si disputava l’Old Firm contro i rivali del Celtic. Va da sé intuire che il pubblico era quello delle grandi occasioni.

Il punteggio era di parità, ma all’89’ gli ospiti andarono in goal. Lo sconforto, unito alla consapevolezza che mancavano davvero una manciata di secondi alla fine e che un pareggio sembrava utopia, spinse una marea immensa di tifosi locali ad abbandonare anzitempo l’impianto, avviandosi verso l’uscita.

Non si sa che cosa successe di preciso: voci parlano di un bambino che, in spalla al padre, cadde a terra proprio sulla scalinata 13. La calca era così densa che questo evento portò ad un effetto domino catastrofico. Morirono 66 persone, la maggior parte delle quali bambini. Mai come in quell’episodio l’aria fu decisiva, visto che la morte colpì quasi tutti per asfissia. La vittima più giovane, Nigel Pickup, aveva 9 anni. La più anziana invece ne aveva 49: si chiamava Matthew Reid.

Più di 200 furono i feriti di questa catastrofe, che per un po’ di tempo si pensò causata dal goal del pareggio che effettivamente i Rangers segnarono in pieno recupero con Colin Stein. La voce affermava come parte della folla avesse invertito improvvisamente la propria direzione scontrandosi con chi voleva uscire. Dalle indagini ufficiali, però, risultò poi che tutti andavano nella stessa direzione e che dunque tutto ciò era infondato.

Il secondo disastro di Ibrox fu la scintilla che portò ad ammodernare definitivamente l’impianto, poi arrivato ad ottenere una classificazione di 5 stelle e dunque l’idoneità addirittura ad ospitare finali europee e di massimo prestigio.

 

Tutto questo, però, non va mai dimenticato come fu raggiunto. Il prezzo fu altissimo, le vite che servirono a capire la necessità di una sterzata decisa verso norme di sicurezza di grado maggiore furono tantissime. La speranza è quella di non rivivere mai attimi in cui lo sport e la paura diventano una cosa sola, perché è in quel momento che l’essenza vera dello sport stesso viene meno.

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Luca Masiello

Co-direttore di UkPremier, con cui ha intrapreso per la prima volta l'avventura del web. Dottore in Economia e Commercio e con un diploma linguistico alle spalle, sogna un giorno di diventare giornalista coltivando la sua passione per la scrittura. Parole d'ordine: l'obiettività prima di tutto, ma mai prendersi troppo sul serio!

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