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Legends - Ian Rush, il rullo gallese In evidenza

Pensando alla nazionale di calcio Galles, viene istintivo pensare a Gareth Bale. Uno dei giocatori più forti del mondo non è però l’unica stella ad aver indossato la maglia gallese a livello internazionale, anche se rischia di passare alla storia come l’artefice della storica qualificazione ad un campionato europeo.

In passato abbiamo raccontato dei vari Giggs e Charles, ma stavolta ci concentriamo su colui che detiene tuttora il titolo di capocannoniere della storia della nazionale gallese. Parliamo di Ian Rush, leggenda anche del Liverpool con un passato (seppur non felicissimo) in Italia con la maglia della Juventus. Classe 1961, 181 cm di altezza per 79 kg di peso, Ian James Rush nasce a St Asaph il 20 ottobre e cresce soprattutto calcisticamente nella contea del Flintshire, a Flint.

Lì partecipa al campionato scolastico, stabilendo il record per il Galles settentrionale di 79 goal stagionali. Solo nel 1988 un ragazzo, un certo Michael Owen, raggiungerà quota 92 sostituendo il suo nome a quello del giovane Rush.

L’avventura professionistica inizia nel 1978, con il Chester City prima squadra a dare fiducia al 17enne Ian. Dopo circa una stagione nelle formazioni giovanili, debutta nell’aprile 1979 contro lo Sheffield Wednesday. Il match, valido per la Third Division, finirà 2-2 senza che Rush sia andato a referto, ma è ottimo per rompere il ghiaccio.

Per il primo, storico goal bisogna attendere la sfida contro il Gillingham del 15 settembre 1979, nella prima stagione in cui Rush viene schierato definitivamente come centravanti. Il primo scalpo importante nella sua carriera arrivò il 5 gennaio 1980, quando il Chester battè il Newcastle United nel 3° turno di FA Cup. I Magpies allora militavano in Second Division, e Rush segnò uno dei 2 goal che li misero ko. In campionato, la prima stagione di Rush terminò con 14 goal in 34 match, sufficienti ad attirare l’attenzione di uno come Bob Paisley che lo fece acquistare dal club per 300.000 £.

All’epoca, era la cifra più alta mai pagata per un giocatore di quell’età. Dal suo esordio per rimpiazzare l’infortunato Dalglish, il 13 dicembre 1980 nell’1-1 contro l’Ipswich, inizierà una parabola ascendente che lo vedrà protagonista indiscusso e autore alla fine di 139 reti nei 224 match di campionato disputati nell’arco di 7 stagioni.

Per la verità, la prima stagione sarà avarissima di soddisfazioni, con 9 presenze tra tutte le competizioni e 0 goal. Un record personale che gli farà chiedere al suo manager di essere ceduto. Ma Paisley ha ben chiaro chi ha davanti e chi Rush possa diventare, ed opponendosi lascia passare un chiaro segnale come a dire: “Tu resti, puoi fare moltissimo qui!”.

Ed infatti…stagione 1981-82, 30 settembre: primo goal in maglia Reds nella sfida di Coppa Campioni contro i finlandesi dell’Oulun Palloseura, seguita da tante altre che lo porteranno a fine annata a registrare 30 goal in 49 match. Quella e la successiva stagione videro entrambe il Liverpool operare il “double” campionato-League Cup. Da sottolineare il poker rifilato all’Everton nel derby del 1982-83, con altre 31 reti messe in cassaforte ed il premio di miglior giocatore giovane della stagione.

1983-84: sembra non esserci un limite per Ian Rush, che con il Liverpool ottiene il “treble” campionato-League Cup-Coppa Campioni. Non ce n’è per nessuno, nemmeno per la storia: Roger Hunbt, precedente detentore del record di maggior numero di goal segnati in una sola stagione con la maglia del Liverpool (41), si deve arrendere al gallese che ne mette a segno 47 in 65 match.

I titoli individuali in quell’anno si sprecano: Scarpa d'oro, Giocatore dell'anno della FWA, Giocatore dell'anno della PFA, capocannoniere di First Division (32 goal), oltre a essere decisivo in Coppa Campioni (storica la finale contro la Roma) e in League Cup (la 4° consecutiva per il club, la 3° da protagonista per Rush).

E’ la vigilia di un’annata maledetta in tutti i sensi: la macchina da goal che è diventato Rush si inceppa per infortunio, saltando 14 giornate di campionato ma comunque terminando con 26 reti stagionali. Per la prima volta dopo 10 anni, il Liverpool non solleva trofei. Inoltre, la scena è presa dallo stadio Heysel, che causerà il bando per le squadre inglesi dalle competizioni europee.

Si volta però subito pagina, perché nel 1985-86 arrivano altri 33 goal e l’Everton viene superato sia in FA Cup che in campionato, per il primo storico “double” di questo tipo. E’ l’apice di un rapporto da sempre idilliaco tra il campione gallese ed il pubblico di Anfield, che viene scosso dall’annuncio all’inizio della stagione successiva che al termine dell’annata 86-87 sarebbe avvenuto un passaggio alla Juventus.

Non avendo le competizioni europee, Ian si prodiga per lasciare il suo pubblico nel miglior modo possibile, segnando 40 goal (30 in campionato e 10 nelle coppe nazionali) e sfiorando il successo in League Cup. La finale contro l’Arsenal finisce 2-1 in favore degli avversari, con un dato incredibile: dopo 144 match in cui il goal di Rush voleva dire risultato utile, questa volta un suo goal non basta ad evitare la sconfitta.

Il 1987-88 lo vede andare nella Torino bianconera, dove però non riesce ad esprimersi sui livelli a lui consoni: il calcio italiano è totalmente un altro mondo in quanto a grinta dei difensori, gli infortuni non aiutano l’integrazione e l’italiano è un problema, tanto che l’unico con cui lega è Laudrup. Termina dopo una sola stagione, con 7 goal in 29 sfide, l’avventura italiana, con Boniperti che lo rivende al Liverpool per 2,8 mln £ (era arrivato per 3,2).

L’ambiente che trova è cambiato rispetto al suo primo arrivo: il manager è il suo vecchio “compagno di scorribande” offensive, Kenny Dalglish. Anche stavolta, la prima annata è sfortunata: appena 11 goal in 32 match, con molta panchina e troppi infortuni.

Va decisamente meglio l’anno dopo, quando ottiene il suo 5° e ultimo titolo di campionato con il Liverpool grazie a 18 reti in campionato (26 totali). Lo score stagionale viene replicato la stagione successiva, anche se Rush in campionato segna “appena” 16 goal e l’Arsenal diventa campione d’Inghilterra davanti ai Reds, che a febbraio hanno incassato le dimissioni di Dalglish.

Nel 1992-93, cadono per mano sua altri due record appartenenti a Roger Hunt: quello di goal in Europa con la maglia del Liverpool (20 contro 17), grazie ad un poker contro l’Apollon Limassol in Coppa Coppe, e quello di maggior numero di goal con la maglia del Liverpool (287 a 286), col sorpasso siglato il 18 ottobre 1992 contro il Manchester United.

Il tempo passa, i goal segnati aumentano. Cambiano i manager, i compagni di reparto (tra cui un giovane Fowler) ma Rushie rimane una certezza per il Liverpool. Tutte le storie però hanno una fine: 1995-96, l’ultima stagione.

Giusto in tempo per scrivere il proprio nome anche in cima alla classifica dei cannonieri di FA Cup (il 6 gennaio ’96 viene siglato il sorpasso su Dennis Law con il 42° goal di Rush, contro il Rochdale). L’ultima apparizione casalinga, con tanto di applauso tributato da entrambe le tifoserie, è contro il Middlesbrough, mentre l’ultimo goal è datato 5 maggio 1996. Si gioca a Maine Road, il match contro il City terminerà 2-2 ma. E’ veramente l’epilogo di una storia lunghissima, costellata di 346 goal in 660 match.

Ma c’è ancora qualche muro da abbattere e su cui scrivere il proprio nome. Con la maglia del Leeds, non servono a questo fine le 3 reti stagionali in 36 match di campionato. E’ però la stagione successiva quella in cui anche la League Cup lo incorona come capocannoniere di tutti i tempi.

Il trasferimento a parametro zero al Newcastle lo vede segnare due soli goal in stagione, nessuno in campionato. In FA Cup, contro l’Everton arriva il 43° goal personale, mentre contro l’Hull City in League Cup viene eguagliato Geoff Hurst a quota 49. In coabitazione, ma pur sempre un record, no?

Le successive esperienze a Sheffield United, Wrexham e Sydney Olympic sono solo una passerella che lo conduce, nel 2000 e a 39 anni, al ritiro ufficiale dall’attività agonistica.

Una carriera fulgida, che lo ha visto impressionare nel Regno Unito quanto sembrare il lontano cugino di sè stesso nella parentesi juventina. Goal a grappoli, talmente tanti da offuscare le annate storte che pure ci sono state. Ma quando si parla di Ian Rush, uno che nel sangue ha sempre avuto un feeling particolare con la porta avversaria, gli aspetti che risaltano sono esclusivamente quelli per cui lui, un ragazzo gallese, è arrivato a scrivere la storia con un Liverpool che non c'è più.

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Luca Masiello

Co-direttore di UkPremier, con cui ha intrapreso per la prima volta l'avventura del web. Dottore in Economia e Commercio e con un diploma linguistico alle spalle, sogna un giorno di diventare giornalista coltivando la sua passione per la scrittura. Parole d'ordine: l'obiettività prima di tutto, ma mai prendersi troppo sul serio!

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