A+ A A-

Legends - Geoff Hurst: "Hattrick-Final Man" In evidenza

Una storia pazzesca, di quelle da raccontare ai nipotini nei decenni a venire. Qualcosa di magico, di stupendo, di indelebile nei ricordi di chiunque si accorga di essere il protagonista del classico "trovarsi al posto giusto al momento giusto". Se a ciò aggiungiamo una dose non esattamente piccola di mistero, messa via al di là di ogni ragionevole opinione dopo "appena" 29 anni, otteniamo la sua storia.

E' il 1966, anno di grazia per il calcio inglese. Per la precisione è il 30 luglio, sono le 15:18 di pomeriggio e Wembley è una bolgia attonita. La Germania è in vantaggio sull'Inghilterra per 1-0 ormai da 6' di gioco grazie ad Helmut Haller, che ha superato Gordon Banks e messo i suoi nella condizione migliore per andare a sollevare dopo meno di un'ora e mezza la Coppa Jules Rimet. L'arbitro è lo svizzero Gottfried Dienst, che più in là sarà protagonista di una delle sviste (ormai è assodato) più clamorose della storia dello sport.

In campo, il ct ingles Alf Ramsey ha schierato un attacco che ad inizio rassegna non era affatto quello titolare. Anzi..

Roger Hunt, invece di essere affiancato da Jimmy Greaves, si ritrova un 25enne con sulle spalle la maglia numero 10. E' Geoff, attaccante del West Ham che non immagina neanche minimamente che quella si appresta ad essere la SUA giornata. Prima di parlare di quel pomeriggio benedetto dal cielo per lui e per l'Inghilterra intera, andiamo a vedere di chi stiamo parlando.

Geoffrey Charles Hurst nasche ad Ashton-under-Lyne l'8 dicembre 1941. E' del Lancashire, ma a 6 anni si trasferisce con tutta la sua famiglia nell'Essex. Maggiore di 3 figli, aveva il calcio nel DNA. Suo padre militò sempre nelle categorie inferiori, ma comunque gli trasmise questo amore viscerale per il pallone, tanto che una volta il ragazzo fu multato di 1 £ per disturbo della quiete pubblica. Motivazione? Aveva insistentemente tirato il pallone da calcio con cui stava giocando nel giardino del suo vicino.

Nei suoi primi anni di carriera, mentre muoveva i primi passi all'interno del West Ham come centrocampista, praticò anche il cricket prima di decidere che era uno sport che decisamente non faceva per lui. Dal 1959 vestì la maglia degli Hammers, diventando rapidamente centravanti e vincendo, con un goal determinante, la FA Cup del 1964. Da lì, si spianò per il WHU la strada del trionfo in Coppa delle Coppe, in finale a Wembley contro il Monaco 1860. Nel mezzo, il Charity Shield sempre del 1964. Questi furono i 3 allori nel club ottenuti dal calciatore, che però non poteva sapere quel che il destino aveva in serbo per lui.

Dicevamo che non avrebbe dovuto essere lui il titolare: Jimmy Greaves, infatti, si infortunò quasi subito nel girone. Hurst andò in campo e sfruttò alla perfezione le occasioni concessegli da Ramsey, segnando il goal decisivo nella scorbutica partita dei quarti vinta 1-0 su un'Argentina ridotta in 10 uomini. Era il 23 luglio. Tre giorni dopo, una doppietta di Bobby Charlton permise di superare per 2-1 il Portogallo di Eusebio, spalancando le porte della finale ad un'Inghilterra che a quel punto ci credeva veramente.

Ed eccoci al momento in cui abbiamo iniziato la nostra digressione: minuto 18 di Inghilterra v Germania 0-1 (12' Haller). Queste le formazioni:

Inghilterra: Banks, Cohen, Jack Charlton, Moore, Wilson, Stiles, Ball, Bobby Charlton, Peters, Hurst, Hunt All. Ramsey

Germania: Tilkowski, Hottges, Schulz, Weber, Schnellinger, Beckenbauer, Overath, Haller, Seeler, Held, Emmerich All. Schon

Al 18', la palla viene buttata dentro per il giubilo di tutti i 93.000 spettatori inglesi accorsi nel "catino dei sogni" in quel pomeriggio del 30 luglio. Non era però finita lì, perchè Peters al 78' segnò il 2-1 ma l'attenzione si sposta ancora al nome dell'assist-man. Sì, proprio lui, ancora Hurst, che forse provò un certo disappunto quando Wolfgang Weber al 90' pareggiò mandando tutti ai supplementari, peraltro tra le polemiche per un presunto tocco di mano che Dienst non ravvisò.

Ma fu proprio in quell'istante che la scintilla scattò, ed il destino decise di rendere Hurst immortale. Anche se con un pò di "pepe"... Minuto 101: tiro di Hurst a Tilkowski battuto. Traversa, linea, palla in campo. Dentro o fuori? Entrata o no? Il goal fantasma più famoso di sempre si materializzò davanti agli occhi dei presenti in tutta la sua enigmicità. Il guardalinee sovietico Bakhramov e il direttore di gara svizzero non si capivano non parlando una lingua comune, e alla fine il gol fu convalidato. I tedeschi batterono sul fatto che il pallone aveva sollevato della polvere di gesso, ma non ci furono ripensamenti e lo score dello stadio riportò il 3-2.

Tornando ad Hurst, il 120' fu il minuto in cui divenne leggenda: terzo goal, che insieme all'assist per il 2-1 inglese di Peters rese quel pomeriggio indimenticabile per il 25enne del West Ham. Ad oggi, è ancora l'unico giocatore ad aver realizzato un hattrick in una finale di Coppa del Mondo.

Sollevato quel mondiale, la carriera di Hurst non ebbe particolari picchi: al West Ham fino al 1972, giocò per 3 stagioni allo Stoke City e poi, tra 1975 e '76, con le maglie di West Bromwich, Seattle Sounders e Cork City. In nazionale, dopo i 252 goal con gli Hammers in 499 incontri, realizzò 24 reti in 49 match. Da allenatore, breve la sua carriera: prima come secondo in nazionale, poi per 2 stagioni al Chelsea tra 1979 e 1981.

Una sua frase celebre riporta il suo credo in campo: "Quando mi trovo davanti ad un portiere penso ad una cosa soltanto: distruggerlo". E quei 4 goal segnati a Wembley (perchè l'Inghilterra quel mondiale lo giocò tutto lì) sono i più importanti della sua carriera.

Ultima modifica il
Vota questo articolo
(1 Vota)
Luca Masiello

Co-direttore di UkPremier, con cui ha intrapreso per la prima volta l'avventura del web. Dottore in Economia e Commercio e con un diploma linguistico alle spalle, sogna un giorno di diventare giornalista coltivando la sua passione per la scrittura. Parole d'ordine: l'obiettività prima di tutto, ma mai prendersi troppo sul serio!

Torna in alto