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Legends - Colin Bell: The King of the Kippax In evidenza

Al Manchester City, da quando son sbarcati gli sceicchi, è iniziata un’era decisamente rosea che ha portato i Citizens in pianta stabile ai vertici del calcio inglese. Viene considerata da gran parte degli addetti ai lavori una squadra di livello europeo, pur non essendo ancora riuscita a sfondare in maniera considerevole nella Champions League.

Se si guarda al passato però, si nota che a fronte di trionfi meno frequenti e giocatori dai nomi meno “altisonanti” possiamo trovare vere e proprie leggende. Leggende di quando le squadre inglesi erano popolate prevalentemente da giocatori inglesi, di quando i titoli nazionali venivano vinti dalle outsider appena promosse in massima serie. Un nome su tutti: Colin Bell.

Classe 1946, è considerato da molti il giocatore più forte di sempre ad aver vestito la maglia del Manchester City. Strappato nel 1966 al Bury, di cui fu capitano nonostante la sua giovane età, arrivò in un club che giocava in Second Division. All’epoca, il City giocava nel leggendario Maine Road, stadio che ha visto di tutto accompagnando le alterne fortune di quelli che sono sempre stati considerati un po’ come i “fratelli minori” del ben più blasonato United.

L’allora assistant manager Malcolm Allison, per assicurarselo, fece diffondere la voce che non fosse affatto un talento: incapace di colpire di testa né passare, non aveva un futuro roseo davanti. I concorrenti ci cascarono con tutte le scarpe, permettendo al City di chiudere, col senno di poi, l’affare della vita.

Tempo pochi mesi ed arrivò la vittoria della Second Division, con la promozione in massima serie. Due anni e l’Inghilterra fu ai piedi di quella squadra, arrivata al 2° titolo nazionale nella sua storia nel 1968. L’avvenimento fu seguito da tempi molto rosei. Bell, intanto, esordì in nazionale (l’Inghilterra era campione del Mondo in carica), segnando e dimostrandosi all’altezza delle aspettative.

Nel 1969, il City vinse la FA Cup in finale contro il Leicester City (1-0), arrivando nel 1970 fino alla vittoria della Coppa delle Coppe, che fece il paio la stessa stagione con la League Cup.

A fine annata, arrivò l’impegno a Messico ’70, spedizione poco fortunata che vide Bell al centro di una polemica. L’eliminazione inglese avvenne ai quarti per mano della Germania Ovest, con Charlton sostituito proprio dal centrocampista Citizen sul punteggio di 0-1. In molti criticarono il cambio del ct Alf Ramsey, ma lo stesso sir Bobby affermò successivamente che quella sostituzione non cambiò la gara né fu decisiva.

Capitano in amichevole nel 1972 contro l’Irlanda del Nord, Bell era quasi stizzito di non riuscire a dare di più alla propria nazionale. Stizza che aumentò con la mancata qualificazione ad Euro 1974, che costò la panchina a Ramsey. Il nuovo ct, l’ex City Joe Mercer, impiegò Bell in pianta stabile. In totale, la nazionale per Colin comprese 48 match e 9 goal tra 1968 (anno in cui arrivò il 3° posto agli Europei italiani) e 1975.

Proprio quest’ultimo anno, il 1975, fu l’inizio della fine: partita di League Cup contro il Manchester United. Si giocava nel tempio dei cugini, l’Old Trafford. Uno scontro con Martin Buchan provocò un infortunio dal quale Colin Bell, appena 29enne, non si riprese più.

La carriera, chiusa ufficialmente nel 1979 per la mancanza di recupero fisico dopo questo terribile ko, si potè definire finita al momento di quel tackle. L’aggettivo di “insostituibile” affibiatogli dall’allora presidente del City, Martin Swailes, fu tristemente azzeccato.

Il City perse per sempre la sua stella più luminosa, un giocatore che aveva saputo regalare emozioni e trofei ad un pubblico poco abituato (all’epoca) a trovarsi a guardare tutti dall’alto della classifica.

Tempi che, a distanza di anni, sembrano tornati seppur senza quella magia che solo la pronuncia del nome di Colin Bell poteva dare.

Questi solo alcuni degli attestati di stima che il calciatore ricevette:

“Colin Bell era indiscutibilmente un gran giocatore” (Bobby Charlton)

“Sarebbe ancora una stella nel calcio odierno. Potrebbe giocare in qualsiasi squadra” (Alan Mullery)

Brividi, veri, di un calcio d’altri tempi.

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Luca Masiello

Co-direttore di UkPremier, con cui ha intrapreso per la prima volta l'avventura del web. Dottore in Economia e Commercio e con un diploma linguistico alle spalle, sogna un giorno di diventare giornalista coltivando la sua passione per la scrittura. Parole d'ordine: l'obiettività prima di tutto, ma mai prendersi troppo sul serio!

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