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FIERA DEL LIBRO - Paolo Di Canio: L'autobiografia In evidenza

C'è una bellissima poesia di Jacques Brel utile a riassumere la vita sportiva di Paolo Di Canio: Conosco delle barche.

Il grande cantautore e poeta belga descrisse la differenza tra coloro che hanno il coraggio di esplorare il mondo, prendendo decisioni ardite, e coloro che vivono nel timore senza osare mai. Di Canio, nato a Roma nella borgata del Quarticciolo il 9 luglio 1968, rientra nella prima categoria di uomini e non di certo dele "barche che restano nel porto per paura che le correnti le trascinino via con troppa violenza". Egli, cresciuto tra le fila della Lazio e molto presto emigrato dall'Urbe per calciare il pallone a Torino, Napoli, Milano, Glasgow, Sheffield e Londra, prima di tornare nella città natia, fa parte di quelle "barche che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora, ogni giorno della loro vita e che non hanno paura a volte di lanciarsi fianco a fianco in avanti a rischio di affondare ... barche che tornano in porto lacerate dappertutto, ma più coraggiose e più forti".

Non a caso, anche oggi che è un apprezzato opinionista televisivo di Fox Sports, l'ex allenatore dello Swindon Town e del Sunderland ama ripetere una parola: "guerriero". Guerriero è chi, come lui, ha avuto la forza di mettersi in discussione, rinunciando alle comodità dell'attracco al porticciolo. Questo spirito è contenuto, senza indecisioni e con chiarezza, nel primo libro scritto da Paolo Di Canio, "L'Autobiografia", pubblicato nel 2001 ed edito dalla Libreria dello Sport. Quando uscì il libro, egli era giocatore del West Ham United, club nel quale visse i suoi anni migliori, tanto da essere eletto miglior giocatore "claret&blue" nella stagione 1999-2000 ed essere inserito, dai tifosi Hammers, nell'undici ideale di tutti i tempi.

Dall'autobriografia emergono i lati caratteriali di Di Canio, compresi quelli spigolosi: dal coraggio alla rabbia, dalla sfrontatezza all'impulsività, il calciatore si mostra al pubblico a tutto tondo, in primis come uomo innamorato del pallone, fin dai tempi della Pro Tevere, da cui, ancora ragazzino, venne selezionato dalla squadra del cuore: la Lazio. Le esperienze nelle squadre italiane lo hanno formato, ma dove si capisce che Di Canio ha raccolto i frutti delle sue "uscite dal porto" è nei capitoli dedicati alla lunga, straordinaria esperienza anglosassone.

L'impatto con la realtà mitica del Celtic e l'ammirazione per l'allenatore Tommy Burns, il quale, per fargli comprendere lo spirito dei cattolici scozzesi, "puntava il dito verso le tribune e poi si batteva la mano sul petto, ripetendo Cuore! Cuore!".

Il Di Canio delle sfuriate verso i compagni di squadra e degli scherzi di dubbio gusto, come quello narrato ai danni del capitano Peter Grant, lascia il posto, col tempo, a un uomo più maturo, che ha fatto tesoro delle proprie esperienze. "Paolo il matto", come si definisce egli stesso nel libro, che "da diavolo diventa santo". Dalla squalifica di 11 giornate per la spinta all'arbitro Paul Alcock, quando militava nello Sheffield Wednesday, al gesto di straordinarietà sportiva nel match del West Ham contro l'Everton, con conseguente premio Fair Play e, soprattutto, l'accresciuta stima dei tifosi inglesi.

Eccoli! Gli altri protagonisti del libro: i tifosi inglesi e, ovviamente, scozzesi, sia delle squadre in cui Di Canio ha militato sia di quelle avversarie. Da entrambi, nei suoi riguardi, un'ammirazione sconfinata. Per fare due esempi: un Hammer, abbonato ad Upton Park da 45 anni, "mi ha detto che, nel suo cuore, ho preso il posto di Bobby Moore", racconta Di Canio. Forse qui si esagera, ma "Bobby Moore era incredibile, ma ti vedo fare cose con la palla che non avrei mai neanche pensato possibili, cose che non mi sarei mai immaginato", queste le parole del tifoso, che aggiunse "Sono cose che, ad Upton Park, non abbiamo mai visto prima". Inoltre, ancora oggi, chi visita il Celtic Park di Glasgow può vedere, tra le maglie dei grandi che hanno indossato i colori biancoverdi, quella autografata di Di Canio. Un uomo, dunque, entrato nella storia di questi club, compreso il Charlton Athletic, dove chiuse la sua esperienza in Inghilterra.

Nel libro si apprezzano anche gli aneddoti e i giudizi sugli altri giocatori: David Beckham, Roy Keane, Alan ShearerRuud Gullit e Rio Ferdinand, per fare alcuni esempi. Ce n'é per tutti; nel bene nel male. E poi quel possibile passaggio al Chelsea dell'amico Gianluca Vialli, mai perfezionato.

Dopo la lunga esperienza britannica da calciatore, Di Canio è tornato a Roma nella sua Lazio, prima di chiudere la carriera nella Cisco Roma. Quindi allenatore, ovviamente in terra inglese. Oggi è opinionista e commentatore del calcio d'oltremanica. Quella terra, ormai, fa parte del suo DNA, tanto che, pur essendo "nazionalista e patriota", o forse proprio per questo, alcune volte ha provato il desiderio di giocare per la Scozia.

Riprendendo la poesia di Brel, la sua barca è tornata al porto, forse anche lacerata per le tante ferite riportate negli anni e narrate nel libro, ma sicuramente più coraggiosa e più forte. E queste qualità, già presenti nell'animo di Paolo Di Canio, sono state maggiormente forgiate e fatte maturare dal duro, unico e splendido calcio del Regno Unito di Gran Bretagna. 

 

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Massimiliano Giannocco

Nato a Roma, tedia con i propri articoli le redazioni di vari giornali e siti on line, come Rivoluzione Liberale, Geopolitica, L'Opinione, PensaLibero, LiberalCafè, MIT-Modernizzare l'Italia, Il Faro, Sigari Avana e, ovviamente, UK Premier.

Laurea in Economia Aziendale, presso Roma Tre, e Master in Istituzioni Parlamentari per Consulenti d'Assemblea, presso La Sapienza. 

Lavora nel settore dei carburanti e si dedica quale volontario alle battaglie liberali, nel Partito Liberale Italiano.

Tifoso romanista (l'abbonamento annuale in Tribuna Tevere è un'abitudine irrinunciabile), è appassionato di sport, in particolare di calcio, rugby e basket.

Sito web: mrwhig.blogspot.it
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