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TOP OF THE FLOPS - Ambrosetti: Quando giocare nel Chelsea non era così mainstream In evidenza

Che magnati e Sceicchi siano alla guida di club di calcio è qualcosa ancora dibattuto. La mentalità che regna sovrana, però, è quella che "non so se sono d'accordo o no, l'importante è che spenda nella campagna acquisti". Senza pensare poi che un domani il "timoniere" possa abbandonare la nave, senza farsi scrupoli di debiti o promesse/cuori infranti. Di sicuro, dall'inizio delle spese folli, è cambiato il valore mediatico dei club. Il Manchester City è un esempio lampante. Poi c'è il Chelsea. Oggi, se spendono anche solo 20 milioni per portarti a Stamford Bridge, sei sicuramente qualcuno che vale. O per lo meno uno promettente; ieri, potevano permettersi di spendere poco più di tre milioni per portare Gabriele Ambrosetti, introdotto come "Il Ryan Giggs Italiano", al di là della Manica.

 

Gabriele "Lele" Ambrosetti nasce a Varese nell'agosto del 1973. Gli esordi calcistici sono nella sua città natale: tre stagioni - dopo gli anni nelle giovanili - spese tra C1 e C2, condite da 50 presenze e 11 reti. Ala sinistra dotata di velocità e buon tiro, l'approdo al Brescia rappresenta la prima tappa importante della sua carriera. Nella prima stagione con le Rondinelle, la 1993/1994, contribuisce alla promozione in A dei lombardi, grazie a 10 gol in 34 partite. Come se non bastasse, sempre quell'anno, Ambrosetti segna il gol decisivo che stende il Notts County a Wembley e consegna il Trofeo Anglo-Italiano al Brescia: unico successo internazionale della società, in 103 anni di storia. L'esordio in serie A arriva a 21 anni, ma dopo 9 partite e 2 gol  l'esterno viene ceduto in prestito al Venezia. In Laguna, va a segno 3 volte in 18 partite. Torna al Brescia, ma poi riprende la A4 fermandosi però prima: a Vicenza, dove nella sua prima stagione in biancorosso totalizza 24 presenze e 3 gol. Come a Brescia, anche qui Ambrosetti vive gli anni migliori della squadra. Fa parte del gruppo che vince la Coppa Italia nel 1997, poi ci mette del suo per trascinare i veneti fino alla semifinale di Coppa delle Coppe di un anno dopo. Tuttavia, la squadra del "Romeo Menti" retrocede e lui se ne va al Chelsea

Voluto fortemente da Gianluca Vialli, manager dei Blues, giunge a Londra per 3 milioni e mezzo di sterline. Ribatezzato "Il Ryan Giggs Italiano", c'è curiosità per vedere all'opera il nuovo arrivato. In una staffetta tutta italiana, esordisce in Premier il 21 agosto 1999, subentrando a Gianfranco Zola e disputando gli ultimi tre minuti del match interno contro l'Aston Villa. In un reparto impreziosito da George Weah, Tor Andre Flo e dal già citato "Magic In The Box", Ambrosetti fatica a trovare spazio. La sua prima esperienza inglese si conclude con 16 presenze e un solo gol, messo a segno nella cinquina rifilata al Galatasaray, in una trasferta della fase a gironi di Champions League. Per lo meno conclude l'anno tra i festeggiamenti, celebrando la vittoria della FA Cup, senza che però venga convocato per il trionfo di Wembley. La stagione successiva inizia nel migliore dei modi, il Chelsea alza al cielo il Community Shield, e "Lele" assiste al successo sul Man United almeno dalla panchina. Due mesi dopo, però, passa al Piacenza in prestito. Qui scende in campo 14 volte e segna un gol, prima che un grave infortunio lo costringa al forfait anticipato. Un anno dopo, con gli emiliani in serie A, è ancora in Emilia. Gioca ancora 14 partite, poi a gennaio va al Vicenza. Nella sua terza esperienza in Veneto veste la maglia biancorossa 11 volte e segna un gol, ma non riesce a contribuire alla promozione nella massima serie dei berici. 

Dopo il biennio in Italia rientra al Chelsea. Il manager non è più Vialli, ma è ancora un connazionale. Claudio Ranieri, però, nemmeno si accorge della sua presenza e non lo utilizzerà mai. Ambrosetti si svincola così dai Blues e riapre un altro capitolo della sua carriera. Quello di Piacenza. Gioca due stagioni di B con i Lupi e non va oltre le 28 presenze. A gennaio 2005 abbandona il "Garilli" e rientra verso casa. Scende di categoria e firma per la Pro Patria, dove in due stagioni e mezzo collezionerà 41 presenze e un solo gol. E' l'ultima vera tappa della sua carriera, perchè nel 2007 gioca le "ultime cartucce" con la Fulgor Cardano, formazione di Promozione lombarda. Gioca due stagioni, poi a 36 anni decide per il ritiro. 

Messi da parte scarpini e parastinchi, Gabriele Ambrosetti ha lavorato fino a pochi mesi fa come consulente nel settore immobiliare. E' rientrato nel mondo del calcio lo scorso aprile, con il Varese che l'ha assunto come direttore sportivo. Tuttavia, la sua esperienza è già terminata, a causa di dissidi interni con alcuni dirigenti.

Oggi, chiunque calchi Stamford Bridge, può avere un suo valore. Certo, un domani l'aver vestito la maglia dei Blues rappresenta un ottimo biglietto da visita. Questo è Gabriele Ambrosetti: quindici anni fa passava inosservato, oggi "ah, ha giocato nel Chelsea".

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Andrea Dimasi

Ha fatto parte dello staff della Nazionale inglese di rugby ai Mondiali under 20 del 2015. Giornalista per il quotidiano Bresciaoggi, qualche comparsata in tv e in radio. Amante di storia e cultura britannica, accanito ground-hopper degli stadi d'oltremanica, segue il calcio inglese da oltre quindici anni. So occupa principalmente di aspetti economici del calcio e di serie minori. E' co-fondatore della pagina Facebook Football League Italia e autore del libro "Old Firm - La battaglia di Glasgow", edito da Urbone Publishing.

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