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Vita di un academy coach italiano: l'esperienza di Gianluca, da Barletta al Brentford In evidenza

La vita è semplice: chiedi e ti sarà dato. Ed è proprio così che è iniziata l'esperienza oltremanica di un nostro fan, che per tre stagioni ha lavorato all'interno delle academy di due club di Football League. Deciso di provare un'esperienza formativa all'estero, è bastato l'invio di un curriculum e un colloquio per poi ritrovarsi sul campo ad "allevare" i campioni del domani del Brentford.

E' la storia di Gianluca Maria, classe 1986, da Barletta. Dopo un'esperienza di sette anni maturata a bordocampo, è stata poi a sua intraprendenza a portarlo nell'area metropolitana di Londra, dove per tre anni ha vissuto un'esperienza umana, ancora prima che sportiva.

"Tutto è cominciato - spiega - quando dopo sette anni di allenatore regionale a Barletta, nel 2013 ho deciso di trasferirmi all'estero e provare una nuova avventura, ed essendo un grande appassionato di calcio inglese, ho inviato il mio CV e una cover letter a tutte le società, dalla Premier League alla League Two. E così, dopo un colloquio, sono stato entrato nella Foundation Phase (under 7-under 11) e nel Development Centre (under 13) dell'academy del Brentford".

Un vero sogno quello vissuto da Gianluca, che una volta nella capitale inglese si garantiva un doppio stipendio alternando la vita da coach a quella lavorativa, come barista - prima - e impiegato al Consolato italiano - poi -. Quello all'ombra di Griffin Park non è stato il solo capitolo dell'esperienza del nostro amico pugliese, che dopo due anni nel vivaio dei Bees si è poi accasato a quello del Dag&Red

"Dopo due anni - rivela Gianluca - ho deciso di provare una nuova esperienza. Dopo un provino andato male con l'Arsenal, ho rinunciato a un progetto del Cardiff City a Pechino, e allora sono stato presto come academy coach under 12 e under 10 nel Dagenham&Redbridge, vivendo una bellissima avventura anche qui".

Ma per un giovane allenatore che ha allenato in entrambi i settori giovanili, quali sono le differenze tra il nostro calcio e quello al di là della Manica? "Dal mio punto di vista la bellezza dei loro settori giovanili, oltre che l'organizzazione e l'efficienza delle strutture, è la serenità e la pazienza che si ha con i tuoi ragazzi. I giorni delle partite sono una festa tra i ragazzi che giocano e le famiglie al seguito. Le differenze con il calcio italiano sono enormi: noi siamo superiori sotto il profilo di tecnica e tattica, loro puntano più sul piano fisico e sull'intensità dei carichi di lavoro".

"Di quest'esperienza mi resterà per sempre la grande capacità organizzativa e il romanticismo dei club inglesi, così come la serenità che aleggiava nel giorno della partita. I ragazzi avevano sempre il sorriso sulle labbra".

Una sfida attesa e sognata quella di Gianluca, che però ha dovuto affrontare anche una serie di difficoltà, da quelle di ambientamento fino all'ostacolo linguistico. "Ho vissuto una bellissima esperienza che tutti meriterebbero di vivere, ma ho dovuto comunque affrontare grandi sfide. All'inizio il problema della lingua è stato infernale, poi pioveva sempre, e di sicuro - scherza il nostro fan - questo non mi mancherà".

Dopo tre stagioni in cui Gianluca Maria è diventato sempre più parte integrante delle academy per cui ha lavorato, di recente ha deciso di tornare in Italia perchè stanco della vita all'estero. Oggi lavora nel settore giovanile della Fidelis Andria, e allo Stadio Degli Ulivi c'è ora una fetta di british football.

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Andrea Dimasi

Ha fatto parte dello staff della Nazionale inglese di rugby ai Mondiali under 20 del 2015. Giornalista per il quotidiano Bresciaoggi, qualche comparsata in tv e in radio. Amante di storia e cultura britannica, accanito ground-hopper degli stadi d'oltremanica, segue il calcio inglese da oltre quindici anni. So occupa principalmente di aspetti economici del calcio e di serie minori. E' co-fondatore della pagina Facebook Football League Italia e autore del libro "Old Firm - La battaglia di Glasgow", edito da Urbone Publishing.

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