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"The match has been called off", ma c'è sempre un secondo tempo In evidenza

"The match has been called off". Non sono certo queste le parole che volevo sentire quando, a un'ora dal kick-off delle 15, tre steward sono apparsi all'ingresso del gate 2 della Hazell Stand e ci hanno detto che per quel pomeriggio le porte di Rodney Parade sarebbero rimaste chiuse perchè il campo allagato aveva convinto la terna arbitrale a rinviare la partita.

Non è facile trovare le parole giuste per spiegare come ci si sente in un momento come quello; ma quanto è avvenuto dopo mi ha almeno permesso di metabolizzare parte della delusione, e per l'ennesima volta mi ha fatto capire perchè sia così speciale il calcio a quelle latitudini. La mia giornata a Newport era iniziata molto prima di sabato, ossia quando la FA aveva deciso che Cardiff-Shrewsbury, mia prima scelta, si sarebbe dovuta giocare 24 ore dopo, quando ormai la mia fuga in Galles si sarebbe avviata al termine. La scelta è dunque poi caduta sul match tra gli Exiles e il Blackburn: in fondo si sarebbero trattati di solo 22 km. più a est.

Fin dalle prime ore del mattino il mio pensiero fisso è il biglietto. Da queste parti il calcio non raduna certo una folla oceanica, ma un match di FA Cup contro il Blackburn è un evento a cui il tifoso occasionale non può mancare. Parto da Cardiff con il treno delle 9.17, e nemmeno un'ora più tardi sono già alla biglietteria ad acquistare uno degli ultimi cento biglietti rimasti. Con il ticket assicurato in tasca può finalmente iniziare la mia giornata nella città di Newport, sede per quel giorno di una delle cose che più amo fare nella mia vita: visitare un luogo e andare a un evento sportivo. La contea del Gwent, come d'altronde tutto il Galles, mi sorprende. Nonostante sia lontana dalla considerazione del turista medio, credo che questo spicchio di terra abbia tanto da offrire e ben poco da inviadiare all'Inghilterra. Newport è la classica cittadina medio-piccola britannica con un centro storico a forte vocazione commerciale, strade strette e palazzi conservati. E' comunque più accogliente e graziosa di quanto mi aspettassi, e le ore del pre-gara scivolano via tra un giro al centro commerciale e un caffè da Starbucks. Noto fin da subito che in centro sono in tanti a passeggiare con la divisa o la sciarpa del Blackburn, mentre dei colori di casa non ne vedo l'ombra, se non di quelli dei Dragons, la squadra di rugby con cui il football si spartisce l'utilizzo del campo. Due ore prima del fischio d'inizio decido di incamminarmi verso lo stadio, e sul ponte che attraversa il fiume Usk compaiono finalmente le prime magliette del County. Decido subito di andare a caccia di un pub per vivere il pre-partita come la tradizione richiede e, a pochi metri da una biglietteria che espone il cartello "sold out", scovo ed entro al The Dodger. All'interno del pub ci sono tifosi di entrambe le squadre, ma il clima è comunque cordiale e goliardico. Nel momento in cui ricevo la mia pinta di Carling, la tv si sintonizza su Wycombe-Aston Villa, ma le attenzioni dei tifosi del Newport sono tutte per il match della loro squadra. Faccio amicizia con Gareth, è venuto da Chepstow - una splendida cittadina al confine con l'Inghilterra - solo per questa gara. Mi racconta che non è un tifoso molto presente, per questo non conosce nessuno al pub; ma quando il match è di cartello non vuole mancare. C'era anche a Wembley nel giorno della finale play-off di National Conference del 2013, così come c'era anche Leigh, un altro tifoso che, affascinato forse dal fatto che fossi italiano, si è unito alla conversazione. Intanto fuori si scatena il temporale, e il pub si riempie grazie anche a quelli che non vogliono aspettare l'apertura dei cancelli sotto l'acqua. Dopo un'oretta all'interno del The Dodger mi incammino verso il gate 2, ma Rodney Parade non è come gli altri stadi inglesi in cui sono stato. E a dire il vero non è che sia questo grande spettacolo. Di affascinante c'è che è in mezzo alle meravigliose villette a schiera di mattoni rossi ma, a parte il settore ospiti, c'è un unico ingresso, con un cancello principale che permette al pubblico di accedere allla biglietteria, al negozio ufficiale a agli uffici del club; e poi ci sono i tornelli removibili, uno affianco all'altro a seconda dei vari settori.

Ora, è difficile per me proseguire nel racconto senza che la partita sia stata giocata. Sarebbe come raccontare l'appuntamento con una ragazza senza "lieto fine". Tuttavia, come vi dicevo in precedenza, è proprio quello che mi accadrà a rendere unico questo calcio, o come viene vissuto a nord del Passo di Calais. 

Dopo il rinvio ufficiale della gara il mio primo pensiero è quello di avere il rimborso del biglietto. Fortunatamente lo ottengo, ma vedere quel tagliando strappato e buttato nel cestino è stato come se ci fosse il mio cuore al suo posto. Riottenuti i miei 21 pounds, raggiungo una caffetteria per bere qualcosa di caldo e darmi una sistemata. Non ci crederete, ma quando sei bagnato fradicio la delusione per il rinvio di una partita passa in secondo piano. Ed è proprio al tavolo di quella caffetteria che, grazie a un carissimo amico con cui divido questa fantastica passione, decido di tornare dalle parti di Rodney Parade per cercare almeno di vedere il campo al suo interno. In un impianto ormai chiuso al pubblico, è lì che incontro Rhys. Ha 72 anni, è tifosissimo del Newport, non conosce le regole del rugby ed è particolarmente colpito dalla mia presenza. Non si capacita che ci sia un italiano in Galles, e nemmeno si capacita che sia proprio a Newport a seguire gli Exiles. Nelle vicinanze c'è anche il suo amico James che, a differenza di Rhys, non ha gadget del club ma porta con orgoglio una spilla raffigurante il Poppy. Li spiego tutta la mia delusione di essere lì e non poter vedere la partita, allora decidono di farmi vedere almeno lo stadio. Chiamano un paio di steward per chiedere se è possibile riaprire il cancello principale, ma scoprono che in realtà l'ìmpianto è ancora aperto, e così riesco almeno a scattare un paio di foto al rettangolo di gioco inzuppato. Li racconto dell'esistenza di ukpremier e del fatto che scrivo di calcio gallese, ne restano ancora più impressionati. Loro mi dicono che quando il match verrà recuperato non ci potranno andare, perchè il giorno seguente sarebbero partiti per una lunga vacanza a Tenerife. Mi raccontano però che la qualificazione del Galles a Euro 2016 ha risvegliato la coscienza nazionale gallese, e che se se lo potranno permettere, vorrebbero andare a vedere un match in Francia. Mi presentano l'addetto stampa del Newport, a cui racconto la mia storia. Ne resta impressionato anche lui, mi dà un indirizzo e-mail e mi chiede di scrivergli una volta tornato in Italia, perchè magari sarei potuto finire sul programma del prossimo match. Gli rispondo che sarebbe un sogno. Usciti dallo stadio propongo a Rhys e James di andare al pub a proseguire la chiacchierata davanti a una birra o a una tazza di the, mi spiegano che la cosa sarebbe gradita, ma che devono tornare a casa a finire di impachettare i bagagli. Così, bagnato come non mai, e dopo aver fatto nuovamente tappa da Starbucks per bere qualcosa che mi potesse scaldare, mi avvio verso la stazione. Passando dal centro noto che tanti tifosi del Blackburn hanno deciso di ingannare l'attesa del ritorno a casa tra una pinta e l'altra. E uno di questi, a pochi metri da me sulla banchina della stazione ferroviaria, si rivolge così a un amico: "che merda, tutta questa strada per passare il sabato a bere una birra al pub". Dentro di me rispondo che i kilometri fatti da casa mia sono molti più dei suoi, ma che fortuna esserci stati. E intanto, mentre il buio inghiottiva la città, il mio treno lasciava Newport e mi riportava a Cardiff. 

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Andrea Dimasi

Ha fatto parte dello staff della Nazionale inglese di rugby ai Mondiali under 20 del 2015. Giornalista per il quotidiano Bresciaoggi, qualche comparsata in tv e in radio. Amante di storia e cultura britannica, accanito ground-hopper degli stadi d'oltremanica, segue il calcio inglese da oltre quindici anni. So occupa principalmente di aspetti economici del calcio e di serie minori. E' co-fondatore della pagina Facebook Football League Italia e autore del libro "Old Firm - La battaglia di Glasgow", edito da Urbone Publishing.

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