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La Strada di Brian-Appunti Sul Forest: incontro con l'autore In evidenza

ESCLUSIVE UKP BRIAN CLOUGH SIMONE GALEOTTI/REGNO UNITO- Il tanto atteso East Midlands Derby, più noto come Brian Clough Derby, è sempre più vicino. Nella cornice di Pride Park, domenica 15 ottobre, Derby County e Nottingham Forest si affronteranno per la supremazia ma anche per la conquista del Brian Clough Trophy, trofeo istituito in onore dell'allenatore che ha reso grandi queste due realtà anche e soprattutto fuori dall'Oltremanica a cui tutto è stato dedicato nelle due Città. Per scoprirne di più circa il personaggio, noi di Ukpremier.it abbiamo fatto due chiacchiere con Simone Galeotti, autore del Libro "La Strada di Brian-Appunti sul Forest" in vendita sul sito della Urbone Publishing e su Amazon, che ringraziamo per l'estrema disponibilità a noi concessa.

 

 

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-Cosa ti ha spinto a scegliere Brian Clough come argomento?

Io credo che non si scelga ma si venga scelti, occorre essere "visitati" dicevano i mistici di una volta; Brian Clough ad un certo punto ti arriva addosso perché il prisma della storia te lo riflette in faccia e allora non puoi schermarti dietro niente, non puoi fare a meno di capire che quell'angolazione di luce è unica, proiettata da anni irripetibili, fatti di un fermento e un di humus culturale straordinario in cui lui ci è passato in mezzo lasciando un segno tangibile non solo a livello sportivo.

-Cosa più ti ha entusiasmato di Brian nel percorso che lo ha visto guidare prima i Rams e poi i Garibaldi Reds?

Beh, al di là di Derby County o Nottingham Forest, ritengo che il "Gaffer" sia stato uno degli sportivi più visibili di ogni tempo e per trent'anni il calcio inglese ha ruotato intorno alla sua figura di manager. Ovviamente il momento più alto sono state le due Coppe dei Campioni vinte consecutivamente ma è il suo modo di essere a interessarmi: Clough non ha mai sostenuto una causa che non fosse collettiva (l'adesione agli scioperi dei minatori per esempio e le sue generose donazioni alle famiglie degli operai maggiormente in difficoltà), ha detto cose che nessuno in quella parte di mondo aveva ancora mai avuto il coraggio di dire e le ha dette in buone fede, quasi per caso, da rivoluzionario ingenuo. E poi è stato un uomo pieno di contraddizioni, e in fondo gli uomini contraddittori affascinano perché se tutti fossimo perfetti come i greci alla fine diventeremmo tristi e noiosi. Clough invece ha detto tutto e il contrario di tutto. Sinceramente prima che nei luoghi dei trionfi mi piace ripensarlo dentro il campetto di Hartlepool quando, dopo inutili tentativi di ripresa dell'attività agonistica a causa del terribile infortunio patito nel Boxing Day del 1962 giocando per il Sunderland, diventò a soli trent'anni il più giovane allenatore del Regno Unito. Sarà lì, in quella squadra di quarta divisione che intuì il senso del percorso, e a farglielo capire ancora meglio arriverà Peter Taylor, il suo eterno assistente, l'uomo più importante della sua vita, che gli toglierà fin troppo spesso il bicchiere di mano mettendolo davanti ai suoi compiti che redigerà in maniera del tutto originale partendo dai colloqui con i nuovi giocatori, in cui la prima domanda non era mai- "ok, dimmi dove ti trovi meglio in campo" bensì – "tu, avanti, raccontami che tipo di problemi mentali hai?".

-Sulla base di quanto da te raccontato, potremmo definire Clough un allenatore "genio e sregolatezza"?

Assolutamente. Sceglie i suoi preparatori atletici personalmente, vuole una squadra sempre al top nella condizione fisica in grado di dare il meglio soprattutto nel finale di stagione. Lui decide i giocatori da prendere, solo Peter Taylor ha la capacità di farsi ascoltare. Neppure il presidente ci riesce e infatti a Derby sono famosi i litigi con Sam Longson. Clough ha carisma e quando hai ascendente tieni in pugno sia la squadra sia il pubblico e quindi il Board poteva solo avallare le sue idee, anche controvoglia. Quando prese in mano i Rams nel 1967 trovò un gruppo decisamente di bassa levatura che navigava a vista nella metà classifica della seconda divisone. Lui darà subito uno scossone all'ambiente. Il suo calcio sarà dinamico come nella migliore tradizione britannica ma con sostanziali accorgimenti tattici tipo la ricerca ossessiva del gioco a terra, e da qui la sua emblematica frase: "Se Dio avesse voluto che giocassimo a calcio fra le nuvole avrebbe messo l’erba lassù". I suoi uomini a Derby si chiamano Archie Gemmill, Kevin Hector, Alan Hinton e il duo difensivo Mc Farland – Colin Todd, strappati alla concorrenza convincendo la dirigenza a spese mai viste per l’acquisto di calciatori. A Mc Govern, destinato ad essere uno dei suoi pretoriani fin dai tempi dell'Hartlepool, la prima volta che lo vede raccomanda: "Stai in piedi dritto, tieni su le spalle e tagliati i capelli. Il resto verrà da sé". Brian Clough capisce che può dettare legge in qualsiasi momento ma ha il grande pregio di avere il controllo totale sui giocatori senza farsi odiare. Un tiranno che fa credere che sia un democratico a chiunque. E i giocatori lo rispettano.

-Tra tutti gli episodi citati ce n'è qualcuno che ricordi con più piacere? Se sì, quale?

La sua ammissione di colpa nei confronti di Justin Fashanu, l'attaccante di colore che si fece un nome con il gol dell'anno di "Match of the Day" contro il Liverpool. Comprarono questo ragazzo pagandolo un milione di sterline credendo che egli avrebbe potuto essere il futuro parte dopo le affermazione europee. Venne fuori che il giocatore era assolutamente senza speranza ma nel momento in cui divenne assolutamente chiaro, Taylor se n'era andato da Nottingham. Clough lo mise all'indice per via delle incredibili occasioni sbagliate, per le scarpette buttate tra il pubblico tutte le volte che si faceva espellere, per non parlare di tutte le volte che lasciava la sua auto in divieto di sosta prendendo così tante multe, che la polizia municipale di Nottingham avrebbe potuto considerare la possibilità di assegnargli un vigile personale. Un giorno Fashanu disse a Clough: "Ho trovato Dio" e il tecnico rispose: "Oh, bene, dovresti andare da lui anche a farti firmare i tuoi assegni". Il problema vero era che Fash, ex pugile timido e introverso, era omosessuale e frequentava regolarmente un locale gay piuttosto noto in città. Tuttavia non era l’orientamento sessuale a impensierire Clough quanto le sue bugie reiterate in questo contesto, come quando si portò al campo d'allenamento una ragazza trovata chissà dove dicendo che era la sua fidanzata e che si sarebbero sposati a breve. Brian Clough non digerì la presa in giro e lo rimproverò duramente di fronte agli altri giocatori. Barbara [la moglie di Clough] lo criticò aspramente per questa scenata dopodiché Fashanu se andò a giocare negli Stati Uniti dove venne coinvolto in un processo per molestie sessuali a un ragazzo di diciassette anni. Justin se fosse stato dichiarato colpevole rischiava grosso. Sotto nome falso tornò in Inghilterra in tutta fretta, impaurito, disperato e solo. E si tolse la vita. Nelle sue due autobiografie Clough dice che dopo aver saputo della sua morte si rammaricò moltissimo pentendosi del suo comportamento nei confronti di Justin: "Avevo delle responsabilità nei suoi confronti, perché era sotto la mia giurisdizione, ero il manager del suo club, e, invece, non gli diedi nulla".

-Il Brian Clough Derby si avvicina: hai qualche preferenza tra Rams e Garibaldi Reds? Se sì, per quale motivo?

Prima di dire come la penso vorrei svelare una cosa molto curiosa: Clough non ha mai abitato a Nottingham neanche quando allenava il Forest. E' rimasto sempre nella sua casa di Derby perché probabilmente la sua affezione e devozione verso questa città era altissima. In entrambe i posti naturalmente gli hanno dedicato di tutto, dalle statue alle stand dei rispettivi stadi e anche quel trofeo a suo nome che si disputa ogni anno fra Rams e Tricky Trees. Personalmente non nutro nessuna simpatia particolare a livello di club ma il fascino di Nottingham, da Robin Hood all'Old Tripe to Jerusalem, resta a mio avviso superiore a quello dei vicini e quindi, se proprio dovessi mettermi una maglietta mi infilo quella rossa.

 

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Giulio Bianco

Studente classe 90, un diploma da Ragioniere ed una laurea in lingue (ambito turistico) alle spalle, ha una passione per il football d'oltremanica nata grazie a Gianfranco Zola. Ama il calcio in generale, ma soprattutto le "lower leagues".

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