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Apologia di Lucas Leiva In evidenza

In pochi nel 2007 avrebbero scommesso sulla permanenza di un brasiliano con i piedi poco raffinati rispetto ai suoi connazionali in una squadra che all'epoca poteva vantare a centrocampo su mostri sacri come Gerrard, Mascherano e Xabi Alonso, eppure Lucas Leiva Pezzini non si è dato per vinto ed a suon di tackle, grinta e personalità, è diventato un elemento imprescindibile per tutti gli allenatori che si sono avvicendati a Liverpool in questo decennio oltre che guadagnarsi il rispetto del pubblico di Anfield. 

10 YEARS OF LUCAS LEIVA
Lucas Leiva Pezzini
, brasiliano con origini italiane da parte della madre, esordisce con il Gremio nel 2005 contribuendo in modo determinante alla vittoria, con la fascia di capitano al braccio, della Serie B prima e dei successivi due campionati in massima serie. Nel 2006 diviene il più giovane calciatore a ricevere il Bola de Ouro, riconoscimento al miglior brasiliano dell'anno, vinto in passato da giocatori del calibro di Romario, Kakà, Ronaldo e Zico.
Nell'estate successiva arriva la grande chiamata dall'Europa: a volerlo a tutti i costi è il Liverpool di Rafa Benitez che versa nelle casse del Gremio 6 milioni di sterline. I primi mesi non sono semplici per il giocatore, alle prese con un graduale ambientamento con il calcio inglese e con la forte concorrenza nel ruolo del magic trio Gerrard-Xabi-Mascherano. La fiducia incondizionata del manager spagnolo è fondamentale per il futuro del ventenne brasiliano che ben presto comincia a far ricredere gli scettici dimostrandosi molto più di una semplice alternativa. 

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Un giovane e biondissimo Lucas Leiva il giorno della presentazione alla stampa

Il 27 gennaio 2008 arriva anche la prima rete con i Reds durante una sfida di Fa Cup contro l'Havant & Waterlooville che lo rende il primo calciatore brasiliano di sempre ad andare in gol con il club inglese. Se la prima stagione si può definire di ambientamento (32 presenze complessive, 18 in Premier) è il periodo tra il 2008 ed il 2011 che lo consacra a perno dello scacchiere di Benitez con una media di 45 presenze a stagione - con quota 50 durante l'annata 2009-2010 - al punto che il suo nome inizia ad essere nella lista dei desideri degli altri top club europei. La rottura del legamento crociato anteriore nel 2012 segna però una brusca frenata alla carriera che non intacca però la sua importanza all'interno della rosa al punto che il Liverpool la stagione successiva gli prolunga il contratto. Gli infortuni hanno continuato ad interferire con la carriera di Lucas Leiva anche negli anni a venire, contribuendo al ridimensionamento delle sue presenze in campo, in concomitanza anche con un periodo di transizione del club dal punto di vista dei risultati sportivi. Nonostante ciò tra il 2010 ed il 2016, Leiva ha continuato ad essere uno dei maestri del suo ruolo mantenendosi ai vertici della classifica dei giocatori con più tackle a partita in Premier League (fonte Whoscored.com). 

La gestione Jurgen Klopp segna l'ultima tappa dell'esperienza ai Reds di del brasiliano che accetta senza polemiche le numerose panchine, facendosi sempre trovare pronto ogni qualvolta il tedesco lo chiamasse in causa. Un'estrema professionalità che è stata un tratto distintivo dell'intera carriera del centrocampista, autentico uomo spogliatoio e figura di riferimento per le nuove leve, in particolar modo negli ultimi anni in cui i Reds hanno visto l'addio di numerose bandiere quali Carragher e Gerrard ma anche Kuyt, Agger e Skrtel. 

Su di lui Gerrard disse:
“I just smile when I think of Lucas. I remember this kid turning up [at Melwood in 2007] with long hair. He was very polite, very respectful. He looked nervous and excited, as you can imagine. I think the making of Lucas, from the first moment I met him, has been how he’s overcome challenges and setbacks. He almost flexes his shoulders and says to himself: ‘Bring it on.’”

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Due simboli di un Liverpool che non c'è più

All'età di 30 anni il timido ragazzo con la folta chioma bionda sbarcato in Europa nel 2007 ha lasciato spazio ad un giocatore maturo, tra i più esperti sul panorama internazionale e capace di ricoprire più ruoli nel corso degli anni, spostandosi da medianaccio di centrocampo a jolly difensivo da poter schierare sia in una linea a tre che a quattro. 

La sua nuova vita ricomincerà dall'Italia, per la quale aveva una sorta di dovere nei confronti del destino, sia per la madre e sia per le numerose squadre che nel corso della sua carriera hanno provato a portarlo nel Belpaese. Ci è riuscita la Lazio, pronta a consegnargli un ruolo cruciale nel proprio centrocampo dopo la dolorosa partenza di Lucas Biglia. Rispetto all'argentino, l'ex Liverpool è probabilmente agli antipodi per modo di interpretare il ruolo ma la sua grinta, disponibilità al sacrificio ed umiltà impiegheranno poco tempo per farlo entrare anche nel cuore dei tifosi biancocelesti.
Nel frattempo il mondo Liverpool celebra quel brasiliano dai piedi un po' grezzi che nel 2007 sembrava solo di passaggio e che invece col tempo è riuscito a conquistarsi un piccolo brillante posto nella storia del club: non tanto per i trofei vinti (solo una League Cup in 10 anni) ma quanto per le qualità umane e professionali che saranno state di ispirazione per molti ragazzini che ogni weekend dalla Kop lo ammiravano mentre battagliava per un corner, rincorreva l'avversario o si buttava su una palla sporca. Lucas Leiva è questo, il simbolo della costanza e del sacrificio anche quando non si ha il dono della tecnica, la dimostrazione che anche partendo in ultima fila e tra i pregiudizi generali si può raggiungere il traguardo più importante: il rispetto e l'amore della tua gente. You'll Never Walk Alone, Lucas. 

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Diego Megale

Classe 1994, cresciuto sui pericolanti spalti del Granillo di Reggio Calabria, oggi vive nella borghese Milano dove studia Scienze della Comunicazione e intraprende i primi passi nel mondo radiofonico. Twitter (@d_megale)   

 

 

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